Le chitarre Gibson responsabili del deforestamento?

Gli stabilimenti Gibson di Nashville e Memphis sono indagati per presunta importazione illegale di legname proveniente dal Madagascar e dall’India. Più nel dettaglio, l’accusa mossa dal Servizio della Pesca e della Fauna Selvatica degli Stati Uniti è finalizzata a verificare eventuali violazioni del Lacey Act, legge istituita all’inizio del XX secolo a favore della salvaguardia di specie animali e vegetali in tutto il pianeta.

Sono in particolare l’ebano e il palissandro, impiegati per produrre le tastiere delle chitarre (per i meno esperti, la parte sulla quale vengono premute le corde) a finire nel mirino dell’agenzia governativa a stelle e strisce. Questi due particolari tipologie di legno potrebbero finire sugli strumenti a marchio Gibson dopo essere stati prelevati da zone a rischio deforestazione.

Negli ultimi quindici anni l’azienda ha sempre dichiarato il proprio impegno per un utilizzo responsabile delle materie prime, stringendo accordi con la Rainforest Alliance, che si occupa di garantire la sostenibilità dello sfruttamento di territori come Honduras e Guatemala, specialmente per quanto riguarda le importazioni di mogano.

Il numero uno di Gibson, Henry Juszkiewicz, in passato membro proprio della R.A., ha abbandonato il suo incarico nel 2009 per dedicarsi completamente al ruolo di CEO dell’azienda, in concomitanza con l’avvio delle prime indagini sulla questione. Ad oggi, il volume d’affari generato dall’importazione illegale di palissandro è stimato in circa 365.000 euro.

La società non ha ancora ufficializzato la propria posizione in merito a quanto sta accadendo, ma non è da escludere che per non intaccare l’immagine di prestigio costruita in oltre un secolo di attività (il modello più famoso è la Les Paul, suonata da alcune delle più grandi rockstar di sempre) sceglierà di rivedere le proprie politiche relative all’approvvigionamento delle materie prime.

14 ottobre 2011
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