A chi pensa che guidare sia prima di tutto un piacere e non una noiosa occupazione, non faranno di certo piacere le proiezioni sul futuro raccolte da uno studio di IHS Automotive, che delinea uno scenario nel quale mettersi alla guida di un’automobile potrebbe diventare un’operazione obsoleta, un retaggio del passato ormai superato dalle auto senza conducente, quei veicoli “intelligenti” in grado di viaggiare da un punto ad un altro senza richiedere alcun intervento umano.

I numeri contenuti nel rapporto ipotizzano che già entro il 2025 sulle strade circoleranno 230.000 vetture autonome, per arrivare a 11,8 milioni entro il 2035 e giungere poi, nel 2050, ad avere la quasi totalità dei veicoli in circolazione costituiti da mezzi dotati di guida elettronica, con gli ormai ex-conducenti relegati al ruolo di semplici passeggeri. Al momento, va ammesso, un mondo in cui le strade saranno impegnate da vetture di questo tipo appare frutto di fantasia, ma se le proiezioni degli esperti si riveleranno vere potrebbe essere una realtà ben più vicina di quanto si pensi.

Al di là di ogni discorso più o meno vagamente “nostalgico” messo in atto da chi è cresciuto con il concetto di volante come strumento di dominio del mezzo meccanico, una simile rivoluzione potrebbe anche avere dei risvolti positivi, soprattutto nel settore della sicurezza stradale.

I dati attuali affermano infatti che il 90% degli incidenti mortali in cui sono coinvolte automobili sono da ricondurre ad un errore di uno o più conducenti umani, per cui si pensa che automatizzando la guida si possano evitare la maggior parte di questi eventi a tutto vantaggio di una circolazione sicura e più affidabile, almeno in teoria e sempre che l’elettronica raggiunga davvero un livello di affidabilità e intelligenza vicine al buon senso umano.

Mettere la vita in mano a dei sistemi elettronici capaci di dare opportunamente la precedenza, di mantenere la corretta distanza di sicurezza, di rispettare la segnaletica, di non eccedere con la velocità e di rispettare ogni regola imposta dal codice della strada è un esercizio per cui servirà probabilmente del tempo al fine di abituarsi, ma non vanno dimenticati i rischi legati alla possibile vulnerabilità dei sistemi informatici di bordo nel caso di attacchi cracker, anche perché le automobili autonome non saranno dei piccoli mondi chiusi in sé, ma saranno costantemente connesse con l’esterno, capaci di interagire tra loro e di stare in contatto con diversi servizi e strumenti raggiungibili da remoto.

Insomma ci sono ancora molti aspetti da smussare e chiarire, ma la strada, volenti o nolenti, appare ormai tracciata. D’altronde, se a lavorare su progetti simili tra loro sono aziende del Web come Google o costruttori come Nissan, Ford, Toyota e Tesla, vuol dire proprio che il futuro dell’automobile sarà sempre meno legato al concetto di guida attiva e sempre più vicino al concetto di semplice mezzo di trasporto da utilizzare passivamente.

3 gennaio 2014
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I vostri commenti
Enzo R., domenica 5 gennaio 2014 alle23:54 ha scritto: rispondi »

Tutto è possibile, ma proiettare una soluzione già oggi tecnicamente fattibile in uno scenario socioeconomico 2050 - al momento arduo da definire - è esercizio che mina alla base ogni considerazione. Qualche interrogativo, tra i tanti: nel 2050 le ragioni di movimento, il modus operandi e le stesse infrastrutture saranno le stesse di quelle di oggi? I movimenti nelle aree urbane saranno ancora consentiti per mezzi individuali/privati? L'orografia dei territori extraurbani, estremamente articolata e difficilmente mutabile, permetterà la libera circolazione su percorsi tormentati a mezzi senza guidatore? Le apparecchiature di bordo, necessariamente fail safe e mistake proof, avranno raggiunto l'affidabilità elevatissima che richiede il progetto in condizioni ambientali "omni tempore"? Saranno disponibili organizzazioni e strumenti giuridici per tutelare interessi e integrità di persone, cose e capitali afferenti alla circolazione di veicoli cui sarà demandata totalmente la responsabilità per circolare? Prevengo l'obiezione: siamo già andati e tornati dalla Luna e stiamo andando su Marte, qual è dunque il problema? E' questo: milioni e milioni di veicoli circolanti in modo necessariamente casuale sulla Terra.

simone c., sabato 4 gennaio 2014 alle22:48 ha scritto: rispondi »

Sicuramente una prospettiva interessante soprattutto per come verrà applicata nell'uso quotidiano. Staremo a vedere che sviluppi avrà e se verranno rispettati i tempi previsti.

arturo terragni, venerdì 3 gennaio 2014 alle20:19 ha scritto: rispondi »

sui lunghi spostamenti autostradali potrebbe anche essere utile, in città e su strade di montagna non so.

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