Con il suo profumo inconfondibile e la splendida fioritura dal blu al viola, la lavanda è uno dei fiori più apprezzati e usati di sempre. Oltre a rendere più gradevoli interi giardini, infatti, questa pianta è scelta per la creazione di essenze e deodoranti, ma è anche spesso impiegata secca per proteggere gli indumenti dall’attacco di fastidiosi insetti. Quali sono, tuttavia, i consigli per coltivarla al meglio in vaso?

Prima di procedere con la trattazione, si consiglia di chiedere un parere al proprio fornitore di prodotti botanici e semenze di fiducia, anche per vagliare la compatibilità della coltivazione con le condizioni climatiche tipiche del proprio luogo di residenza. In Italia, tuttavia, con un poco sforzo la lavanda potrà crescere rigogliosa pressoché ovunque.

Cosa sapere prima di coltivare la lavanda

La Lavandula è un genere di piante spermatofite dicotiledoni che appartiene alla famiglia delle Lamiaceae. Si caratterizza per dimensioni mediamente contenute e per l’aspetto di pianta erbacea perenne, dalle infiorescenze disposte a spiga, con piccoli fiori allineati dalle colorazioni dal blu al violaceo. Il nome pare derivi da tempi antichissimi, già dal gerundio latino “lavare”, poiché questa pianta veniva spesso utilizzata per le operazioni di pulizia del corpo. Dal portamento arbustivo, il fusto è normalmente eretto e sorretto da radici solide e legnose, mentre le foglie sono simmetriche e a disposizione opposta lungo il gambo. L’inflorescenza, a spiga tirsoide, presenta oltre ai fiori anche delle bratte opposte alla spirale di crescita. La lavanda ha trovato i più svariati impieghi per le attività umane, dalla cura del corpo passando per la produzione di saponi e profumi, quindi per la protezione di abiti e indumenti nonché come repellente per alcuni insetti.

Le piante di lavanda prediligono un clima mediterraneo, tendente al caldo, possibilmente con un’esposizione solare anche intensa. Come varietà comunque abbastanza rustica, possono adattarsi abbastanza facilmente ai cambiamenti climatici, nonché crescere spontaneamente lungo le coste a ridosso con il mare. Sono molte le distese autoctone, ad esempio, sia nel sud della Francia che nelle regioni meridionali italiane.

Il terreno ideale è quello altamente drenante, poiché la pianta raramente resiste ai ristagni d’acqua, dalla consistenza morbida o media anche di origine calcarea. Di norma, può essere utile una blanda fertilizzazione del terreno con dei concimi organici quali il compost, sebbene la coltivazione non richieda grandi interventi né terreni particolarmente ricchi di sostanze nutritive.

Le richieste d’acqua sono solitamente ridotte e, naturalmente, variano a seconda delle stagione. Non gradendo ristagni e l’eccessiva umidità, dall’autunno alla primavera potranno bastare le normali precipitazioni atmosferiche, anche prevedendo degli adeguati ripari in caso fossero troppo intense. In estate, soprattutto nelle giornate più afose, può essere utile una breve annaffiatura di prima mattina o al tramonto, vagliando comunque preventivamente l’aridità del terreno.

Coltivazione in vaso

La lavanda è una pianta di solito coltivata sfruttando grandi spazi aperti, data la sua facilità di moltiplicazione nonché le ridotte necessità di cura. Non capita di rado, infatti, di incontrare sterminati campi fioriti dalle tonalità violacee. Eppure anche la coltivazione e la riproduzione in vaso è abbastanza semplice, per ottenere un balcone o un davanzale splendido e privo di insetti, dato il suo naturale potere repellente.

La predisposizione del vaso è molto importante, poiché bisognerà garantire il massimo deflusso dell’acqua, per evitare ristagni. Sul fondo si dovrà predisporre un letto di ghiaia o cocci, ma anche di palline di argilla espansa, per garantire un rapido scorrimento dell’acqua. Si riempie quindi il tutto con del terriccio morbido o di medio impasto, possibilmente arricchito da compost o da altro concime organico.

La lavanda può essere coltivata a partire dai semi oppure dalle talee, ma non è infrequente l’acquisto di piantine e germogli, da trapiantare comodamente in dimora definitiva. La semina avviene in autunno: i semi verranno disposti nel vaso in modo abbondante e a spaglio, ricoperti da un lieve strato di terriccio. In caso i germogli fossero eccessivi, si potrà quindi procedere con il diradamento. La talea, invece, si realizza semplicemente interrando dei rametti di lavanda di circa una decina di centimetri, anche in un piccolo semenzaio nell’attesa della comparsa delle radici, per poi trasferire il tutto in dimora definitiva. Data la sua rapida capacità d’espansione, tuttavia, la pianta potrebbe richiedere frequenti operazioni di rinvaso: queste avvengono in primavera e a cadenza annuale, scegliendo contenitori via via più grandi.

Tra le operazioni di manutenzione ciclica, l’eliminazione di erbacce e piante infestanti, la potatura autunnale al fine del normale ciclo vegetativo, il controllo di eventuali parassiti o altri insetti resistenti al profumo repellente.

7 maggio 2016
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