L’aumento vertiginoso del numero di automobili in circolazione previsto per i prossimi anni potrebbe mettere a rischio non solo la qualità dell’aria delle grandi città, ma anche la stessa sicurezza sulle strade e la conseguente incolumità di guidatori e pedoni. Questo sarà, o potrebbe essere, l’effetto diretto di un possibile sovraffollamento degli spazi urbani, la maggior parte dei quali progettati in periodi in cui il concetto stesso di motorizzazione di massa non esisteva nemmeno.

Per queste ragioni, c’è chi ipotizza come la concentrazione di uomini e mezzi (soprattutto questi ultimi) negli affollati centri urbani del futuro sarà un problema da risolvere negli anni a venire, anche perché con così ridotte possibilità di manovra non sarà possibile accettare errori, aspetto che porterà alla necessità di azzerare la componente umana alla guida e lasciar sovrintendere ogni aspetto della conduzione del mezzo a un’intelligenza artificiale, la quale, almeno si spera, dovrebbe essere più efficiente di un guidatore in carne e ossa.

Indicativi, a tal proposito, sono i primi esperimenti di Google, che ha mandato sulle strade americane un primo prototipo di vettura senza conducente, a cui si è aggiunta qualche mese fa anche Volkswagen.

I prototipi di questo tipo sono però diversi e sono tutti tanto interessanti quanto apparentemente fantascientifici. Uno di questi è ad esempio la Jaguar Mark XXI, la “bionomic autonomous limousine” realizzata da Christopher Pollard. La vettura in questione sarebbe interessante già per il fatto di essere alimentata interamente a energia solare grazie ai pannelli fotovoltaici che la rivestono, i quali si attivano sollevandosi quando la vettura è ferma in modo da incamerare l’energia necessaria ad alimentare il motore elettrico quando ci si mette in viaggio, ma se ciò non bastasse basti pensare a come questo modello sia capace di muoversi autonomamente, senza richiedere alcun intervento umano se non quello di impostare la destinazione da raggiungere.

Analoga indipendenza dall’uomo viene mostrata con orgoglio da Autonomi, una concept completamente automatizzata realizzata da Anthony Franze che si propone come la soluzione ideale per trasportare i passeggeri all’interno degli aeroporti. Tecnicamente anche in questo caso si tratta di una vettura elettrica, caratterizzata da quattro motori sistemati in corrispondenza delle ruote alimentati da batterie.

Appartiene invece a Kubik Petr AXI robot taxy, modello in grado di ospitare fino a due passeggeri e che, come si può capire dal nome, potrebbe essere la naturale evoluzione dei taxy in servizio nelle città del futuro. I passeggeri potranno impostare la destinazione sul pannello touchscreen installato a bordo, quindi mettersi comodi e attendere che questo veicolo elettrico capace di arrivare a una velocità massima di 90 km/h e con un’autonomia di 20 ore li porti a destinazione in tutta sicurezza.

Stessa ambizione da mezzo di trasporto pubblico automatizzato per OPTI, il concept senza conducente di Paul Piliste che si annuncia come un taxi elettrico alimentato da batterie agli ioni di litio e in grado di viaggiare per 50 km con una carica completa. Anche qui i passeggeri possono digitale la destinazione su uno schermo touchscreen all’interno del veicolo, pagando la corsa tramite carta di credito.

Insomma sembra che quanti ipotizzavano (e forse desideravano) qualche anno fa un futuro senza auto, magari sostituite da oggetti volanti come quelli visti al cinema, debbano accontentarsi di stare con le ruote ben piantate a terra, perché la mobilità del futuro potrebbe, sì, essere notevolmente diversa da quella attuale, ma a sparire potrebbero non essere le auto, bensì i conducenti, trasformando l’uomo da parte attiva come accade adesso a semplice passeggero.

4 gennaio 2012
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