Secondo nuovi dati rivelati dalla società di ricerche inglese Maplecroft, l’Australia è diventata il paese con le maggiori emissioni di CO2 pro-capite. A dare le stime è l’indice CO2 Energy Emissions Index (CEEI), sviluppato dalla stessa società per monitorare le emissioni di CO2 da carburanti fossili, che vede in vetta alla triste classifica l’Australia, seguita da USA, Canada, Olanda e Arabia Saudita.

Questo indicatore vuole essere un aiuto e una guida nelle negoziazioni sui possibili futuri regolamenti e limiti per migliorare il clima sulla terra. L’Australia emette circa 20.6 tonnellate di CO2 per persona. Gli Stati Uniti seguono a 19.8 tonnellate, e il Canada è terzo a 18.81 tonnellate di CO2 emesse per abitante.

Diversamente da quanto si creda (e nonostante la loro grande crescita), la Cina e l’India non appaiono fra i peggiori paesi in questa speciale classifica, se si rapporta alla popolazione. La Cina infatti emette 4.5 tonnellate di CO2 per abitante mentre l’India appena 1.16 tonnellate.

Oltre al CEEI, la stessa Maplecroft ha anche rilasciato la graduatoria dei peggiori paesi secondo l’indice Unsustainable Energy Index (UEI) che misura la capacità di un paese di ottenere energia da sorgenti a basso contenuto fossile e la capacità di investimenti e scambi di energia in visione di un futuro sostenibile.

I paesi che fanno troppo affidamento alle sole fonti fossili in esaurimento sono naturalmente avvertiti. In questa speciale classifica spiccano molti fra gli attuali produttori di petrolio come il Qatar (al n.1), Bahrain (al n.3), Iraq (al n.9), Emirati Arabi Uniti (10), Arabia Saudita (15).

Un terzo parametro messo in evidenza dagli inglesi della Maplecroft è il Climate Emissions from Land Use Change Index (CELCI). Questo indice mostra quanto stiano cambiando le biomasse delle foreste a casa della deforestazione, degli incendi e dell’uso della terra in un dato paese, incorporando una misura delle emissioni CO2 nette che possano variare in relazione alle diverse aree coperte da vegetazione.

Secondo questo misuratore i paesi a maggiore rischio sono il Perù, il Brasile e il Venezuela. Il Brasile sta comunque compiendo qualche progresso nella giusta direzione negli ultimi mesi con campagne di riforestazione spinte dal suo attuale ministro dell’Ambiente Carlos Minc.

Questi dati saranno di certo al centro dell’attenzione mondiale a dicembre durante le trattative di Copenhagen, quando tutti i paesi sviluppati si ritorveranno ancora una volta attorno al tavolo per aggiornarsi e provare a compiere uno sforzo comune per una terra più verde.

18 settembre 2009
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