Il latte vaccino – che può essere a norma di legge identificato semplicemente come latte, senza l’indicazione della specie, a differenza di quello di capra e pecora – è un alimento e un ingrediente impiegato da sempre nell’alimentazione umana. Rappresenta anche il naturale proseguimento nell’alimentazione dei bambini, alla sospensione dell’allattamento al seno e del latte in polvere per la prima infanzia.

Il latte e i suoi derivati – come formaggi, yogurt, panna e burro – sono presenti nei frigoriferi della maggior parte dei consumatori, fatta eccezione per chi ha scelto uno stile alimentare vegano. Oggi, per diverse motivazioni, questo alimento e il suo impiego sono tuttavia diventati oggetto di critiche. Alcune notizie, basate su vecchi studi che l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e la comunità scientifica internazionale hanno ritenuto metodologicamente inesatti, hanno messo in discussione la validità e la salubrità del latte nell’alimentazione umana.

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Nel mentre, si assiste a un incremento dei soggetti che soffrono di intolleranza al lattosio: secondo i più recenti dati epidemiologici dell’EFSA, l’European Food Safety Authority, questo disturbo colpisce circa il 50% della popolazione italiana. L’incremento dei casi d’intolleranza al lattosio è molto probabilmente dovuto alla maggiore e più efficace qualità diagnostica, mediante il breath-test. La riduzione progressiva, con l’età, della produzione di lattasi, l’enzima deputato alla scissione intestinale del lattosio, è un fatto piuttosto comune da sempre.

A oggi, le evidenze scientifiche in merito al latte e ai suoi derivati ne supportano ancora l’uso: 2 porzioni da 125 ml al giorno, come descritto nel modello della dieta mediterranea. Vediamo alcune informazioni contro l’uso del latte e i suoi accertati benefici.

Le argomentazioni “contro” il latte

Secondo una revisione sistematica della letteratura pubblicata sul Journal of American College of Nutrition, gli studi che hanno rilevato nel latte una concausa dello sviluppo di tumori non sono significativi. Al contrario, il latte, i latticini e i loro micronutrienti potrebbero avere un ruolo nella riduzione del rischio del tumore al colon retto. Sulla stessa linea i risultati per il tumore al seno: calcio e vitamina D sembrano avere un ruolo protettivo nelle donne di età superiore a 45 anni. Tuttavia, le donne che hanno già sofferto di tumore al seno dovrebbero astenersi dall’assiduo consumo di latte perché potrebbe aumentare il rischio di una recidiva. Non conclusivi sono i risultati in merito al ruolo del latte nello sviluppo del tumore alla prostata.

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Metodologicamente deboli e lontani dall’essere conclusivi sono anche gli studi sulla caseina: la Fondazione Veronesi ha dedicato diversi testi a questo argomento, confutandone i risultati. In generale, è essenziale ricordare come siano la qualità della dieta complessiva e lo stile di vita attivo ad essere protettivi nei confronti dello sviluppo dei tumori. Infine, smentita anche la presunta relazione tra consumo di latte e autismo: anche questa è a oggi priva di definitivo supporto scientifico.

Il latte e i suoi benefici

Il latte è un alimento ricco di nutrienti, soprattutto proteine, vitamine e minerali come calcio, fosforo, potassio. Un consumo moderato di latte dunque è un aiuto alla prevenzione dell’osteoporosi. I fermenti lattici che si trovano nel latte e nello yogurt hanno un effetto benefico per il nostro organismo: favoriscono lo sviluppo fisiologico della flora batterica intestinale, ostacolando la proliferazione dei microrganismi dannosi e prevengono le infezioni intestinali, infine stimolano la digestione e il funzionamento dell’intestino.

23 agosto 2017
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I vostri commenti
Angela Marino, mercoledì 23 agosto 2017 alle15:52 ha scritto: rispondi »

inutile i vostri sforzi di promuovere il consumo di latte vaccino. I suoi danni sull'organismo umano sono ormai accertati, Basti pensare che l'uomo è l'unica specie che continua a bere latte dopo lo svezzamento, per di più il latte di un'altra specie che è molto proteico e contiene sostanze difficilmente smaltibili. Lo dimostra, appunto, l'alto numero di persone che sono intolleranti al lattosio.

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