Il 19 aprile è entrato in vigore il decreto sull’origine obbligatoria per il latte e i suoi derivati. Da un’indagine svolta dal quotidiano Libero è emerso che una bottiglia su due contiene materia prima di origine straniera.

L’inchiesta ha visto l’acquisto di 22 confezioni di latte UHT intero a lunga conservazione nei punti vendita di Voghera: Esselunga, Coop, Carrefour e tanti altri. Come prima cosa si è visto che i prodotti con latte italiano costano di più, ma non si sa se questa differenza di prezzi interessi anche gli allevatori.

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Altro elemento importante emerso da questa indagine è che l’origine del latte è segnalata se proviene dall’Italia, mentre laddove la materia prima usata provenga dall’estero non si trova nessuna indicazione di provenienza specifica. Bisogna poi fare attenzione perchè la marca, anche se è italiana, non è sempre sinonimo di materia prima proveniente dal nostro Paese.

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Basti pensare al latte Parmalat, azienda storica nostrana, rilevata da un gruppo francese chiamato Lacatlis che nell’etichetta alla voce Paese di Mungitura, dichiara “latte di Paesi UE”. Questo avviene perchè le latterie di altri Paesi Europei sfruttano le norme del Codice Doganale Comunitario per cui si può non dichiarare nulla inerente la provenienza.

Per quanto riguarda invece Esselunga, Iper, Gulliver, Selex, Carrefour e Coopf il latte è prodotto al 100% in Italia e, secondo l’inchiesta di Libero, il punteggio più alto va a: Granarolo, Voi, Consilia, Coop e Carrefour. L’inchiesta si conclude poi con una serie di consigli per coloro che vogliono acquistare latte 100% italiano: controllare le confezioni in quanto le industrie che usano latte italiano lo mettono in bella mostra con bandiere nastrini tricolori. Cercate sempre il nome del Paese o della città di provenienza e diffidate dalla dicitura “Paesi UE”.

21 agosto 2017
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