Nell’immaginario comune, il gatto è l’animale amante del latte per antonomasia. Non è infatti difficile associare la figura di un micino a una ciotola ricolma del bianco nettare, così come non è affatto inconsueto che l’alimento sia uno dei cardini della dieta scelta dai proprietari. Non sempre, però, l’assunzione di latte da parte del gatto è positiva per la sua salute. Ecco perché.

Come gran parte dei mammiferi, anche i gatti possono perdere con la crescita la capacità di digerire correttamente il latte. Si tratta di una problematica connessa alla riduzione della produzione dell’enzima lattasi, quello preposto alla digestione del lattosio, che colpisce senza causa apparente molte specie animali e il genere umano in età adulta. Non esistono spiegazioni ufficiali al fenomeno, ma si pensa che si tratti di un retaggio atavico legato alla crescita: superato lo svezzamento, infatti, i mammiferi non hanno teoricamente più bisogno di assumere latte e quindi l’enzima diventa superfluo.

Spesso i proprietari consegnano all’animale del latte in alternativa all’acqua. Il micio non è infatti un grande bevitore e molti scambiano lo scarso interesse verso l’idratazione per una questione di gusto, ricorrendo quindi alla classica alternativa del latte. Sebbene si tratti di un ottimo alimento per il mantenimento del giusto quantitativo di calcio nell’organismo, ci si deve prima preoccupare delle capacità di digestione dell’animale. Nel primo anno di vita successivo allo svezzamento, sarebbe utile sperimentare la somministrazione di piccoli quantitativi di latte per capire come l’animale reagisca all’assunzione. Sebbene i segnali non siano sempre immediatamente riconoscibili – il gatto tende a nascondere i suoi malesseri per non apparire debole agli occhi dei predatori – bisogna analizzare attentamente la lettiera. Se le feci dovessero essere molli, di colore innaturale e sulle tonalità del giallo o del verde, e se l’animale dovesse dimostrare un’insolita inappetenza, è bene sospendere il ricorso al latte. O, in alternativa, vagliare un passaggio da quello bovino a quello caprino, notoriamente più digeribile. Se invece il gatto dovesse manifestare una salute perfetta, significa che la digeribilità è rimasta invariata dall’infanzia e quindi non vi sono problemi d’assunzione. In questo caso, però, si vagli a fondo l’equilibrio della dieta: il latte aggiunge grassi e carboidrati a quanto già ingerito, la dieta dovrà quindi essere ricalcolata e l’apporto totale del liquido non dovrà superare il 10% del fabbisogno giornaliero.

Che fare, però, qualora il gatto non bevesse sufficienti dosi d’acqua e non potesse far ricorso al latte? Francine K. Rattner, veterinaria per Capital Gazzette, suggerisce la creazione di una vellutata di tonno ricca d’acqua. Basta frullare una scatoletta di tonno con tre grandi bicchieri d’acqua, per poi congelare il tutto nei contenitori tipici per la produzione del ghiaccio. Una volta al giorno, o quando il gatto ne sente il bisogno, basterà sciogliere uno di questi cubetti sulla pappa secca o direttamente nella ciotola: il gatto ne sarà naturalmente attratto, essendo ghiottissimo di tonno, e assumerà così il giusto quantitativo di liquidi per la corretta idratazione.

6 settembre 2013
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