Latte: le alternative vegane

Convertirsi con impegno alla dieta vegana non è semplice, perché questo tipo di regime alimentare vieta l’assunzione di qualsiasi cibo di origine animale. Non si sta parlando solamente della carne, quindi, ma anche del latte. Il latte, però, è un ingrediente largamente diffuso nella cucina mediterranea e farne a meno significa rinunciare a molti gustosi piatti. Esistono delle alternative? La risposta è certamente affermativa.

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La motivazione per cui la filosofia vegan rinunci al latte è collegata alla possibile sofferenza di bovini e ovini, costretti alla iper-produzione anche ben dopo lo svezzamento dei cuccioli. Altre versioni – decisamente più estremiste – parlano di scarsa sicurezza del latte di origine animale, data la supposta presenza di pus e batteri dannosi per la salute dell’uomo. Questa ipotesi è però da prendersi con le pinze perché mai davvero vagliata, anche perché il latte che giunge sulle nostre tavole subisce processi di pastorizzazione e sterilizzazione che lo rendono privo di agenti infettanti per l’uomo. Per chi volesse togliersi ogni dubbio, tuttavia, esistono delle validissime alternative.

La prima è certamente il latte di soia, la più famosa e gettonata alternativa ai prodotti di mucche, pecore e capre. Tra i vantaggi di questo alimento, l’alta digeribilità che lo rende la migliore soluzione per tutte le persone intolleranti al lattosio, ma anche un grande contenuto di proteine, i bassi costi di produzione e la sua sostituibilità completa a qualsiasi ricetta al latte, dal gelato ai dolci passando per piatti di cucina decisamente più complessi. Tra i fattori negativi, se così si possono definire, l’ipersensibilità per gli allergici alla soia, un contenuto di sostanze nutrienti comunque inferiore al latte animale e un gusto non gradito a molti, proprio perché definito fin troppo neutro.

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Segue il latte di mandorla, ricco di vitamina E, minerali e basso contenuto di grassi. Il gusto molto dolce non è però gradito a tutti e, fatto questo non da poco, la sua durata è limitata nel tempo. È quindi sconsigliato per tutti quei prodotti alimentari che non verranno immediatamente consumati dopo la realizzazione, per la sua alta caducità.

Il latte di canapa, alternativa non molto conosciuta sul mercato, è ricco di sostanze nutritive come gli Omega 3 ed è normalmente ben tollerato anche da soggetti allergici. Privo di colesterolo e a basso contenuto di zuccheri, è una perfetta soluzione per chi fosse a dieta ferrea. È però molto difficile da trovare sul mercato – in alcuni stati è addirittura illegale – anche se la sua assunzione non ha nulla a cui vedere con gli effetti delle droghe derivanti dalla pianta.

Il latte di cocco, normalmente utilizzato dall’industria dolciaria, ha un sapore ricco e molto dolce. A renderlo ricco, però, è soprattutto il suo alto quantitativo di vitamina B12 e di acido laurico, accompagnato da scarsi grassi. È però molto costoso e quello generalmente disponibile sul mercato vede l’impiego di additivi chimici e conservanti.

Il latte d’avena è una recente novità del mercato vegano, quindi non facilmente rintracciabile sul mercato. È ricco di vitamina E, acido folico e pare sia un naturale rinforzante del sistema cardiocircolatorio. È però molto ricco di zuccheri, non è indicato per le persone intolleranti al glutine e può presentare residui di pesticidi derivanti dalla coltivazione.

Il latte di riso, infine, è una delle alternative più sfruttate in ambiente vegano. Alcuni lo producono direttamente a casa – si deriva dalla bollitura dei chicchi di riso – e con sé porta tutte quelle caratteristiche benefiche del cereale, tra cui la capacità di regolare digestione e transito intestinale. È però molto ricco di zuccheri, non presenta tutte le sostanze nutritive di cui l’uomo ha bisogno e le coltivazioni intensive potrebbero esporlo al rischio di contaminazione da pesticidi e arsenico.

14 febbraio 2013
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