Il latte è secondo la normativa vigente, ovvero il regolamento UE numero 1308 del 20 dicembre 2013, il prodotto della mungitura regolare, completa o meno, della mammella delle bovine. Per tutti gli altri derivati della mungitura di origine animale è necessario indicare in etichetta e in evidenza la specie animale di provenienza, ad esempio latte di pecora o latte di capra. Tutte le bevande assimilate dall’uso comune al latte, ma che siano di origine vegetale, devono invece essere chiamate “bevanda”.

La classificazione del latte

Il latte in commercio viene classificato in relazione al trattamento termico:

  • latte crudo;
  • latte fresco pastorizzato;
  • latte pastorizzato a temperatura elevata o a lunga conservazione.

Piuttosto recente è l’introduzione in commercio del latte micro filtrato: si tratta del prodotto della mungitura, riscaldato fino a 55°C circa e quindi centrifugato per la separare la panna. Il latte così ottenuto viene finemente filtrato per eliminare le impurità. Questo trattamento consente di spostare la data di scadenza fino a undici giorni dopo la mungitura.

Il latte si può classificare anche in base al residuo contenuto di grassi:

  • latte intero, con un contenuto di grasso pari o superiore al 3.5%;
  • latte parzialmente scremato, che ha un residuo di grasso compreso tra 1.5% e 1.8%;
  • latte scremato, che contiene solo lo 0.5% di grasso residuo.

Vediamo quali sono le caratteristiche nutrizionali di questo alimento.

Caratteristiche nutrizionali

Il latte vaccino, come appena visto nella sua classificazione, è un alimento che può presentare delle diversità sia in termini calorici che nutrizionali. Una porzione di latte intero da 100 ml apporta:

  • 64 kcal;
  • 4.9 g di carboidrati;
  • 3.3 g di proteine;
  • 3.6 g di grassi.

Piuttosto interessante è l’apporto di sali minerali, soprattutto calcio e fosforo: una porzione di latte ne apporta già il 10% del fabbisogno quotidiano.

Una porzione di latte parzialmente scremato da 100 ml apporta:

  • 46 kcal;
  • 4.9 g di carboidrati;
  • 3.5 g di proteine;
  • 1.5 g di grassi.

Il processo di scrematura incide poco sul contenuto di calcio e fosforo.

Infine, una porzione di latte scremato da 100 ml apporta:

  • 36 kcal;
  • 4.9 g di carboidrati;
  • 3.5 g di proteine;
  • 0.5 g di grassi.

La marcata riduzione del grasso anche in questo caso incide poco con il contenuto di sali minerali.

Tutti i tipi di latte sono anche una fonte di colesterolo: 100 ml di latte fresco intero contengono 11 mg di colesterolo, 7 mg quello parzialmente scremato e solo 2 mg quello scremato. Il contenuto è, tuttavia, limitato anche nel latte intero: la quantità effettivamente disponibile è solo il 3.6% della quantità massima giornaliera consigliata.

Il latte fresco è sempre una buona fonte anche di riboflavina, vitamina B2: un componente essenziale di alcuni enzimi coinvolti nella regolazione del metabolismo di glucidi, lipidi e proteine.

Quanto latte bere

Le linee guida della SINU, la Società Italiana di Nutrizione Umana, in accordo con quelle internazionali, suggeriscono per tutti gli individui adulti sani un consumo di latte pari a 250 ml al giorno. Si tratta di una indicazione basata sulle linee guida generali della dieta mediterranea che prevede anche il consumo settimanale di 50 g di formaggio stagionato o 100 g di formaggio fresco in 2 o 3 pasti alla settimana.

Tali indicazioni sono stabilite per assicurare un adeguato apporto di calcio e altri minerali, tuttavia questo micronutriente è presente anche in molti alimenti di origine vegetale come cavolfiori, verdure a foglia verde e mandorle. Pertanto chi soffre di intolleranza al lattosio, o per motivi etici ha scelto il regime dietetico vegano, può garantirsi comunque un adeguato apporto di questo minerale.

19 novembre 2015
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