Con l’avvicinarsi dell’estate, incominciano ad apparire sui banchi di mercati e ortolani i più svariati frutti di bosco, per un consumo che si protrarrà fino all’autunno inoltrato. Fra questi anche i lamponi, ricchi di gusto nonché di utili proprietà nutritive. Ma è possibile coltivarli autonomamente, sia in orto che in balcone?

Del lampone esistono diverse varietà, che si differenziano fra di loro principalmente per colore e grandezza – rosa, viola o addirittura giallo – sia per i cicli di vita. Le piante, infatti, possono essere unifere o rifiorenti. Le pratiche colturali sono molto simili, tuttavia per scegliere la tipologia che meglio si adatti alle proprie necessità è bene fare affidamento al proprio fornitore di fiducia di semenze. La pianta da frutto, tuttavia, rimane mediamente semplice da gestire, per il massimo del raccolto con poco sforzo.

Cosa sapere prima di coltivare i lamponi

Il Rubus idaeus è un arbusto appartenente alla famiglia delle Rosaceae. A uso alimentare si consuma il frutto, in genere di colore rossastro, composto da un agglomerato di piccole sfere acquose. La pianta fiorisce normalmente a partire da maggio e i lamponi possono essere raccolti per tutto il periodo estivo, fino all’autunno inoltrato. In natura lo si trova pressoché in tutta Italia, in particolare in boschi e sottoboschi al Nord, dove colonizza rapidamente il terreno data la sua media facilità di crescita. Le varietà d’acquisto, tuttavia, provengono dalla coltivazione. I frutti possono essere mangiati freschi oppure utilizzati per confetture e altri dolci, quindi possono essere facilmente congelati per un consumo tutto l’anno.

Il clima ideale per la coltivazione del lampone è quello fresco e temperato, non a caso il frutto predilige le zone collinari e montane. Ha bisogno di un’esposizione diretta al sole, ma anche di tanta acqua: per questo, non teme le piogge primaverili e gli acquazzoni improvvisi.

Il terreno ideale è morbido, soffice, ben arieggiato e mediamente ben nutrito, sia con concimi organici che con compost. Sebbene il lampone necessiti grande apporto d’acqua, il terriccio dovrà comunque essere drenante, poiché i ristagni a livello delle radici potrebbero irrimediabilmente danneggiare l’arbusto. Detto questo, va comunque sottolineano come il lampone riesca facilmente ad adattarsi alle più svariate tipologie di terreno, per la sua natura di pianta rustica, anche se sarà opportuno predisporre gli opportuni rinforzi. Essendo una pianta a crescita cespugliosa, infatti, l’inserimento nel terreno di pali a cui l’arbusto potrà appoggiarsi faciliteranno di certo la crescita.

Come già accennato, la richiesta d’acqua è importante e varia a seconda del luogo di residenza, quindi dal coinvolgimento dei fenomeni atmosferici. Nel periodo primaverile, quando la pianta comincia il suo ciclo di rinascita, potrebbero essere sufficienti le piogge frequenti del periodo. Con l’arrivo dell’estate, e l’aumento proporzionale delle temperature, l’annaffiatura potrebbe essere anche quotidiana.

Coltivazione in vaso e in orto

I lamponi possono essere facilmente coltivati in terra piena in giardino oppure in vaso. Si adattano inoltre facilmente agli spazi ridotti, perché la loro natura cespugliosa, così come anche l’estensione verticale, permette di massimizzare la resa riducendo lo spazio. La predisposizione del vaso, qualora si scelga questa modalità, è comunque importante: sul fondo andrà inserito un letto di ghiaia o cocci per favorire il deflusso dell’acqua, quindi si riempie con terriccio morbido, arieggiato, possibilmente arricchito con compost, meglio se con PH vicino a 5,5.

Coltivare il lampone a partire dai semi è complesso e laborioso, per questo si preferisce l’acquisto di piantine oppure la riproduzione per talea. Di norma, le piantine acquistate si mantengono in vaso fino a metà primavera, ovvero fino a una temperatura atmosferica di 15 gradi, provvedendo sempre a un buon apporto d’acqua. Quando il clima lo consente, già dalla fine di marzo e per tutto aprile, si può effettuare il trapianto in giardino, privilegiando zone soleggiate ma riparate dal vento eccessivo, ad esempio a ridosso di un muro. La distanza delle piantine è variabile, ma dovrà tenere conto della crescita e dell’evoluzione in verticale, quindi sarà necessario ricorrere alla pacciamatura del terreno con paglie e foglie nonché alla predisposizione di adeguati pali da cui l’arbusto trarrà sostegno. La fioritura avviene solitamente a partire dal mese di maggio, per un primo raccolto a ridosso con l’estate e per gran parte del successivo autunno. La pianta deve essere annaffiata a seconda delle condizioni atmosferiche: circa una volta a settimana nei climi piovosi, anche più frequentemente in periodi ben più torridi. Qualora si preferisse la moltiplicazione per talea, in autunno si tagliano i rami più prossimi al terreno, che verranno quindi prima immessi in acqua o sabbia per lo sviluppo delle radici, poi inseriti in vasetti per un successivo trasferimento in giardino la primavera successiva.

Tra le pratiche cicliche, la potatura per la gestione del cespuglio, la pacciamatura del terreno, il controllo delle eventuali infestazioni come quelle da afidi.

17 maggio 2015
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