Avatar, l’atteso film in 3D di James Cameron, esce nelle sale cinematografiche italiane oggi. È una storia di fantascienza, di grande impatto visivo, a chiaro sfondo ecologista, ambientata in un lontano 2154.

Il principale protagonista, Jake Sully, è un Marine invalido, costretto su una sedia a rotelle, che viene incaricato di una missione su Pandora, pianeta abitato dai Na’vi.

Il suo compito è quello di infiltrarsi tra la popolazione nativa aliena attraverso il programma Avatar, protesi organica geneticamente manipolata, che rende possibile agli esseri umani di sopravvivere in un ambiente altrimenti invivibile.

Gli uomini, istigati da perfide multinazionali, vorrebbero conquistare questo nuovo mondo per appropriarsi delle sue risorse in grado di risolvere i problemi energetici della Terra.

Tuttavia, Jake, a contatto con la vita extraterrestre, basata su un rapporto armonico con la Natura e sul culto degli alberi, si converte alla filosofia del nemico, combattendo un’epica battaglia contro gli invasori terrestri.

Proprio per la plateale denuncia di certo atteggiamento predatorio e colonialista (il Male si annida nell’attitudine distruttiva della razza umana) e per la celebrazione di un’Alieno universo pacifico ed ecotecnologico, il film ha suscitato negli Stati Uniti aspre polemiche anche se sulla spettacolarità dell’opera non si discute.

Ross Douthat sul New York Times ha accusato Avatar di panteismo e perciò Cameron di essere anti-cristiano. John Podhoretz sul magazine neoconservatore The Weekly Standard, ha rincarato la dose parlando di “culto irrazionale della natura” e di stupida esaltazione di ritualità tribale pagana.

Ma il regista, autore di kolossal come Titanic, ribatte in un’intervista che il suo intento non è colpevolizzare gli uomini

Voglio soltanto che le persone interiorizzino un senso di rispetto e di assunzione di responsabilità per come vanno le cose sulla Terra e penso che il film può contribuirvi stimolando la reazione emotiva degli spettatori

15 gennaio 2010
I vostri commenti
Guido Grassadonio, venerdì 15 gennaio 2010 alle21:50 ha scritto: rispondi »

Il paradosso è che difficilmente si potrà considerare questo film ad impatto 0.

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