Il fatto che la vitamina C sia un ottimo alleato per la salute dell’uomo non è di certo un segreto: da secoli, infatti, è il rimedio della nonna infallibile per raffreddori e influenze. In quel di Helsinki si è però voluta indagare la leggenda, confermando il potere della vitamina in caso di malanni invernali.

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L’Università di Helsinki ha promosso cinque studi per verificare quali effetti abbia la vitamina C in caso di raffreddori e influenze, coinvolgendo in particolare i maratoneti, militari e bambini impegnati in svariate attività fisiche. Questi gruppi campione non sono affatto stati scelti a caso: si tratta di individui abituati a passare gran parte del periodo invernale all’aperto, quindi più soggetti ai malesseri da raffreddamento.

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I partecipanti di tutti gli studi sono stati divisi in due grandi gruppi: al primo è stata somministrata giornalmente la vitamina C, il secondo è invece servito come controllo. Pur non avendo particolari effetti preventivi – il raffreddore si prende indipendentemente dalla somministrazione di vitamine – i risultati confermano quello che la saggezza popolare ha fatto proprio da tempo: basta un grammo al giorno di vitamina C per ridurre i sintomi nel 18% degli adulti e nell’8% dei bambini. Un risultato non da poco, considerato come questo si traduca in un dimezzamento dei giorni di sopportazione di un tanto fastidioso malanno.

I risultati, pubblicati nello studio “Vitamin C for preventing and treating the common cold” su Cochrane Library, sembrano quindi aprire le porte a una nutrizione più consapevole, ricca di frutta e verdura soprattutto nel periodo invernale. Fra le pietanze a più alto contenuto di vitamina C, troviamo il ribes, le arance, i limoni, i kiwi, i mandarini, il pompelmo, le more, i cachi e addirittura il melone. Se anziché la frutta si preferisse la verdura, si potrà optare per peperoni, broccoli, rucola, cavolfiore, cavoletti di Bruxelles, cavolo cappuccino e insalata in generale.

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Insomma, per battere il raffreddore non servono solo medicinali, decongestionanti e altri ritrovati farmacologici: da settembre a marzo, basteranno un paio di spremute al giorno per “togliere il medico di torno”.

, Università di Helsinki

16 febbraio 2013
Fonte:
Agi
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