È conosciuta come tartaruga gigante d’acqua dolce dello Yangtze (Rafetus swinhoei), ma la sua particolarità è possedere un guscio molle. La sua vita è in pericolo, perché il delicato animale sta rischiando l’estinzione. Eppure un tempo la sua presenza era copiosa, in particolare nella fanghiglia del fiume Yangtze, nel lago Taihu in Cina, nella provincia cinese dello Yunnan e in alcune parti del Vietnam.

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Dagli anni Novanta si è innescato un processo inverso e la presenza dell’uomo ha determinato la diminuzione del numero degli esemplari. In particolare a causa di un bracconaggio massiccio, attivato per la cattura dell’animale e la vendita del suo guscio, quest’ultimo molto rinomato e utilizzato nella medicina cinese. La mancanza di una regolamentazione ne ha decretato la quasi totale estinzione, e ora si conosce l’esistenza di soli 4 esemplari: due maschi selvatici in Vietnam e una coppia presso lo zoo di Suzhou.

La speranza è legata a questi ultimi due, che a giugno hanno deposto delle uova. Da sei anni i tentativi risultano vani e gli esperti confidano nell’ultimo tentativo per un piccolo ripopolamento. La condizione di animali in via di estinzione mette in agitazione i ricercatori, in particolare l’associazione no profit Turtle Survival Alliance. In difesa degli animali è stato coinvolto Gerald Kuchling, esperto di riproduzione delle tartarughe e fondatore del gruppo Turtle Conservancy in Australia.

Grazie a lui la coppia ha potuto conoscersi e unirsi, perché i delicati esemplari arrivano da due centri differenti. Nel 2008 la femmina ottantenne è stata trasferita allo zoo di Suzhou, dove ha potuto conoscere il compagno centenario. Ma le varie fasi di fecondazione, di anno in anno, hanno sempre prodotto uova sterili. Per ora non vi è stata ancora nessuna nascita, ma gli scienziati confidano che la sperimentazione e un po’ di fortuna possano aiutare questi esemplari contro l’estinzione.

17 luglio 2013
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