Mi venderesti un po’ di spazzatura? È la domanda, sorprendente solo apparentemente, che la Svezia sta facendo ai suoi vicini. Il sistema di riciclaggio del Paese scandinavo è anni luce superiore a quello delle media europea, stracciando anche Paesi come la Francia o la Germania. In Svezia si riescono a riutilizzare in qualche modo ben il 99% della loro spazzatura prodotta.

“Come è possibile?”, vi chiederete: grazie a sistemi per il compostaggio, il recupero dei materiali e, con un’incidenza di ben il 49 il totale dei rifiuti, l’incenerimento. I termovalorizzatori svedesi producono calore ed energia elettrica in quantità tali da sostenere positivamente la produzione nazionale. Proprio per questo motivo, la catena dei rifiuti non può essere sospesa: tenere spenti i forni comporterebbe una perdita economica abbastanza ingente. Chiarito ciò, non è più incomprensibile che la Svezia abbia iniziato a importare spazzatura altrui, soprattutto norvegese, come proprio combustibile.

Molti considereranno la situazione una sorta di paradiso ecologico. La verità è che i termovalorizzatori svedesi stanno immettendo nell’atmosfera dosi importanti di sostanze nocive senza che le organizzazioni sanitarie possano fare niente. Sì perché per valutare l’impatto medico di tale pratiche serve un periodo di latenza di 5/10 anni. Intanto, i cugini svedesi dell’inceneritore di Acerra continueranno a bruciare spazzatura, svedese e non, con buona pace degli sforzi degli stessi governi del Paese per ridurre le emissioni generali.

Per fare un esempio, a fronte di alcuni inquinanti la cui produzione si è drasticamente ridotta dagli anni ’80 a ora, l’emissione di ossidi di azoto è rimasta paragonabile nel tempo. Dati come questo dovrebbero fare riflettere, se non per condannare il sistema svedese, almeno per evitare un certo sensazionalismo da parte di alcuna stampa nostrana, spesso la stessa che poi dà dei NIMBY ai movimenti che si battono contro gli inceneritori nel nostro Paese.

25 settembre 2012
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I vostri commenti
Epursimov, domenica 30 settembre 2012 alle11:43 ha scritto: rispondi »

Questo articolo tradisce una presa di posizione di parte della vostra rivista, che normalmente trovo autorevole ed equilibrata. Presume infatti che i termovalorizzatori inquinino molto, quando in realtà le normative europee alle emissioni di tali impianti sono le più restrittive, peraltro molto più restrittive di quelle delle centrali elettriche tradizionali. Ergo, bruciare rifiuti per produrre una certa quantità di energia inquina meno che farlo usando altri combustibili. Certo, le tipologie di inquinanti sono diverse, per cui non si possono fare eccessive semplificazioni, però per capire veramente come stanno le cose andrebbe fatto un bilancio energetico ed ambientale completo. Cosa che mi auguro che la vostra rivista vorrà fare. PS: Potete togliere l'auto reload della pagina? Non mi pare che vi serva a nulla, mentre è scomodo per chi legge (o scrive).

Mario Oz, mercoledì 26 settembre 2012 alle16:10 ha scritto: rispondi »

Se produci quello che non serve, e poi lo bruci, finisce che crei cose inutili. Questo è il dramma della civiltà. Voglio il primitivismo.

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