La Strategia Energetica Nazionale che il Governo Monti ha approvato ai primi di marzo, nonostante in teoria sarebbe in carica solo per gli affari correnti, potrebbe essere addirittura illegittima.

>>Leggi le proteste degli ambientalisti per la Strategia Energetica Nazionale

Che la SEN potesse essere una forzatura politica di Monti e Passera per sbloccare alcune opere ben precise nel settore “Oil&Gas” è stato chiaro sin dall’inizio. Addirittura da quando hanno iniziato a circolare le prime bozze del documento, contenenti sviste grossolane. Nella prima bozza, ad esempio, si individuava l'”offshore ibleo” come area di sviluppo delle estrazioni petrolifere.

Quando poi, su questa e su altre testate, è stato fatto notare che “offshore ibleo” voleva dire “piattaforma Vega B” di Edison (ancora in fase di Valutazione d’Impatto Ambientale) è uscita la seconda bozza. In cui “offshore ibleo” diventava “Canale di Sicilia”.

>>Leggi il testo della seconda bozza della Strategia Energetica Nazionale

Ma, oltre alla forzatura politica, da mesi i giuristi ipotizzano anche una forzatura giuridica. L’ultima ipotesi in questo senso è quella avanzata da Enzo Di Salvatore, professore associato di diritto costituzionale all’Università di Teramo da tempo impegnato a fare pelo e contropelo alla normativa italiana in fatto di energia.

Di Salvatore, in una nota riportata sul sito della Organizzazione Lucana Ambientalista, ripercorre l’iter della SEN mettendone in luce alcuni passaggi a suo dire illegittimi. Spiega il costituzionalista, partendo dai primissimi passaggi che risalgono al precedente Governo Berlusconi:

L’articolo 7 del decreto-legge n. 112/2008 (convertito in legge 133/2008) introduce nell’ordinamento l’istituto della “Strategia energetica nazionale” il cui principale elemento di novità era costituito dal rilancio del nucleare, ma non parla di idrocarburi; il successivo decreto-legge “Omnibus” n. 34/2011 abroga l’articolo 7 del 112/2008. Il Parlamento, convertendo il legge l’Omnibus, introduce i commi 3-8 dell’articolo 5.

Nello specifico, il comma 8 diceva:

Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali.

Il comma 8, però, è stato abrogato dal referendum del 12-13 giugno. Scompare così ogni delega al Governo a scrivere e adottare la SEN. Esisteva anche la legge delega 96/2010 che, all’articolo 17, delegava il Governo ad adottare alcune direttive europee in tema di energia, principalmente sulle fonti rinnovabili. Ecco perché la SEN è stata riproposta nel decreto legislativo adottato dall’esecutivo il 1 giugno 2011 (n. 93/2011). L’art. 1, comma 2, di tale decreto legislativo recita:

Il Ministero dello sviluppo economico, previa consultazione delle Regioni e delle parti interessate, definisce entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, in coerenza con gli obiettivi della strategia energetica nazionale di cui all’articolo 3, gli scenari decennali relativi allo sviluppo del mercato del gas naturale e del mercato dell’energia elettrica, comprensivi delle previsioni sull’andamento della domanda suddivisa nei vari settori, della necessità di potenziamento delle infrastrutture di produzione, importazione, trasporto, nonché, per il gas naturale, dello stoccaggio, eventualmente individuando gli opportuni interventi al fine di sviluppare la concorrenza e di migliorare la sicurezza del sistema del gas naturale.

Tali scenari e previsioni sono articolati, ove possibile, per Regione. Gli scenari sono aggiornati con cadenza biennale e sono predisposti previa consultazione delle parti interessate.

A pochi giorni dal referendum che avrebbe certamente cancellato le basi legislative della SEN, in pratica, il Governo Berlusconi ha infilato il copia e incolla di quelle basi in un altro decreto. Non sottoposto a referendum. Ma, spiega Di Salvatore, con una differenza non da poco:

Il punto di snodo è dunque l’art. 3 del D. Lvo n. 93 del 1 giugno 2011, che prevede piani di singoli settori dell’energia (gas, elettricità, rinnovabili, efficienza energetica, escluso il nucleare) e delle relative infrastrutture, e fa riferimento alla Strategia Energetica Nazionale che, di fatto, è una scatola vuota visto che la delega alla SEN non c’è più.

Tra l’autorizzazione contenuta nella legge delega e quanto previsto nel decreto legislativo del 2011 non c’è corrispondenza. Il Governo ha dunque ecceduto la delega per la parte in cui ha previsto la SEN.

Ma nel novembre 2011 è caduto il Governo Berlusconi e la palla è passata a Monti, Passera e Clini. Che hanno ereditato il decreto legislativo 93/2011, con una SEN arbitrariamente inserita. Per poi di fatto presentare e approvare in gran fretta la Strategia Energetica Nazionale.

A questo punto, ogni riferimento di Corrado Passera al raddoppio delle estrazioni nazionali di petrolio e gas è ulteriormente illegittimo. Perché nessun articolo di legge attualmente in vigore ha dato al Governo la delega per scrivere una SEN, né tanto meno per stabilire nella SEN ci dovesse essere un potenziamento delle estrazioni di idrocarburi nazionali.

23 aprile 2013
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