Inquinamento, cambiamenti climatici, contaminazione delle acque: sono tante le minacce che aggravano le condizioni ambientali degli oceani. A giocare un ruolo fondamentale sono anche i metodi di pesca e di cattura intensivi, che mettono a repentaglio l’equilibrio dell’habitat marino e delle specie animali e vegetali che lo popolano.

Ma perché il benessere degli oceani riveste un ruolo tanto importante per la vita umana? Proviamo a rispondere a questa domanda e a fornire qualche dato in più sullo stato di salute delle acque.


L’importanza di salvaguardare la salute ambientale degli oceani e della fauna marina

Gli oceani stanno vivendo un momento critico. Uno dei problemi più diffusi riguarda l’approvvigionamento eccessivo e sconsiderato delle risorse ittiche, spesso svolto secondo tecniche che superano di gran lunga i limiti della sostenibilità ambientale. Il risultato è un’alterazione dell’equilibrio della biodiversità marina, oltre che una progressiva estinzione delle specie già a rischio.

Un cenno a parte è poi da riservarsi all’integrità dei fondali marini, messa a repentaglio dalla pesca in profondità e da altre operazioni di perforazione e scavo. Queste, aumentando i detriti in sospensione, contribuiscono ad alterare l’ambiente che permette a numerose specie di vivere, svilupparsi e riprodursi.

 

Come risposta al sovrasfruttamento dell’habitat marino  in ogni sua forma di approvvigionamento, esiste oggi un’alternativa: la pesca sostenibile e certificata. Per essere dichiarata tale, l’attività di pesca deve essere svolta nel pieno rispetto della produttività e della biodiversità degli ambienti marini, secondo un approccio ecosistemico e, soprattutto, a lungo termine.

La salute ambientale del Mediterraneo

Il mar Mediterraneo rappresenta appena l’1% degli oceani di tutto il mondo. Eppure, è tra le acque più ricche e navigate in assoluto. Vi si affacciano ben diciannove nazioni, ospita più di 10.000 specie marine (tra le quali, diverse in via di estinzione), ed è fonte di cibo, lavoro e svago per milioni di persone. Trattandosi di un bacino semichiuso, richiede oltre 100 anni perché le sue masse d’acqua vengano pulite e rinnovate. Tradotto in altre parole: non si riprende così facilmente, né così rapidamente, da danni, inquinamento e sfruttamento ai quali è sottoposto.

Fulcro vitale di sostentamento e reddito, il Mediterraneo è, ad oggi, sempre più impoverito. Organismi ufficiali, come l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), hanno portato alla luce un dato allarmante: oltre il 65% di tutti gli stock ittici del Mediterraneo è da considerarsi a rischio. Per tale ragione, gli esperti sostengono che fino al 50% delle sue acque dovrebbero essere “off limits” per qualsiasi tipo di attività distruttiva, pesca compresa. Alla minaccia della pesca intensiva e incontrollata, si aggiungono altri interventi di natura umana, come l’acquacoltura, l’allevamento del tonno rosso o l’uso di reti di cattura inadatte, che rischiano di intrappolare e danneggiare anche altre specie non bersaglio.

La situazione del Mediterraneo appare drammatica, ma, fortunatamente, possiamo fare molto per migliorare il suo stato di salute. Ad esempio, possiamo scegliere di evitare di inquinarlo, soprattutto riducendo al minimo l’uso di imballaggi in plastica, e assicurarci che i prodotti ittici che finiscono sulla nostra tavola provengano esclusivamente da pesca certificata, ossia realizzata con metodi responsabili e sostenibili.

Per approfondire l’argomento:

I rischi ambientali del mar Mediterraneo: uno studio di GreePeace

Blue Growth in the Mediterrean Sea: uno studio del WWF

L’impegno di Findus per la salute degli oceani

Pubbliredazionale

26 luglio 2017
Lascia un commento