Vorrei fare in questo post alcune considerazioni su quella che sembra essere una possibile, se non probabile, linea di sviluppo futura dell’universo del computer portatile, che potrebbe arrivare a stravolgere il concetto stesso che abbiamo di PC, e che, con ogni probabilità potrebbe avere molte buone ricadute in termini ambientali e di efficienza energetica. Spiego meglio cosa intendo, per riempire di senso quest’epocale premessa.

Da tempo ormai si vedono circolare con sempre più frequenza prototipi, modelli e varianti appartenenti al cosiddetto mondo dei netbook. Mi riferisco a quei computer portatili, lanciati dalla Asus, ma riproposti prima da Acer, Samsung e ormai via via da tutti, con minime dimensioni (larghi al massimo una ventina di centimetri), a fronte di prestazioni basilari ma perfettamente funzionali.

Si tratta per chi non li conosce, di computer “extra light”, sia fisicamente (veramente tascabili), sia per le componenti: piccolo hard disk, spesso inesistente supporto CD, ecc.

Nel frattempo, sbucano dalle case produttrici proposte, come i Thin Client della Dell, che ripropongono la stessa concezione “minimal” in versione desktop. Si tratta di apparecchi pensati per trasferire molte funzioni, su tutte quella di immagazzinamento dei dati (hard disk) ad un server centrale. Mini computer da ufficio, che salvano i loro dati tutti sul server dell’azienda.

Stesso principio che ispira i netbook, pensati per avere le loro memorie nella rete o in dispositivi remoti. E principio che può avere un enorme sviluppo grazie al crescere e diffondersi di nuovi apparecchi e servizi remoti: dal Time Capsule della Apple, apparecchio che offre all’utente la possibilità di un backup wireless del suo PC, ai siti di file sharing e di stoccaggio e condivisione dei dati, di cui il Web è pieno, ai servizi innovativi che propongono agli utenti il backup dei loro hard disk su sistemi remoti, per non perdere mai i dati.

Un sistema globale di stoccaggio dati, che sembra in definitiva indirizzarsi verso l’accentramento, in piccole reti (un’azienda) o nella Rete con la “R” maiuscola di Internet. Ma quali sono le implicazioni di cui dicevamo sul piano ambientale?

Per ora il proliferare dei netbook ha avuto solo ricadute negative. Prodotti troppo deboli, incapaci di sostituire il PC, sono andati ad affiancarsi ai dispositivi degli utenti come qualcosa “in più”, contribuendo alla proliferazione tecnologica e al conseguente aumento dei rifiuti.

Domani questo processo potrebbe però significare un sensibile accentramento delle memorie, con lo stesso file non più immagazzinato su 1000 hard disk con il loro costo energetico (raffreddamento, ecc), ma su un solo server remoto. Il che, se già offre alcuni positivi risultati nelle piccole intranet aziendali, potrebbe avere su larga scala immense ricadute in termini di efficienza energetica.

Senza contare che sin dal loro concepimento, i processori dei netbook (generalmente Intel ATOM) sono pensati per computer a ridottissimi consumi.

25 novembre 2008
I vostri commenti
Ratamusa, martedì 25 novembre 2008 alle19:37 ha scritto: rispondi »

Al momento......Ciarpame. Ho visto oggi uno studente che si copiava alcune cose su un Asus, credo, quello piccolino e bianco. Lo sforzo maggiore era vedere cosa scriveva e soprattutto, dove lo scriveva. Imbarazzante.

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