Dopo il disastro di Fukushima, la maggior parte dei governi ha deciso di rivedere la propria politica in materia energetica, avviando una profonda riflessione sui rischi del nucleare. Non così la Russia, che ha avviato la costruzione della sua prima centrale nucleare off-shore, intitolata allo scienziato e poeta Mikhail Lomonosov, vissuto nel 1700. Nel cantiere navale Baltiysky di San Pietroburgo è già in costruzione una chiatta di 144 metri, che l’anno prossimo rimorchierà il reattore in un luogo ancora segreto.

Non siamo preoccupati – ha dichiarato Andrey Fomichev, responsabile del cantiere – Nemmeno il Giappone potrà rinunciare all’energia nucleare, e la sicurezza dei reattori russi è di molte volte superiore rispetto a quella delle centrali nipponiche. Tutte le possibili situazioni di emergenza sono state testate, gli esperimenti per la sicurezza delle centrali off-shore sono iniziati fin dai tempi dell’Unione Sovietica.

Non la pensa allo stesso modo Mycle Schneider, consulente di un’agenzia atomica indipendente di Parigi, che ha definito «del tutto ridicola» l’idea del governo russo. «Non è possibile promettere un reattore nucleare intrinsecamente sicuro – ha commentato – e trainandolo con una chiatta in una località remota i rischi si moltiplicano».

La costruzione dell’impianto off-shore è solo il primo passo di una serie di interventi programmati dalla Russia nella regione artica, uno degli ultimi territori incontaminati rimasti sulla Terra, e la prospettiva del “nucleare galleggiante” piace anche ad altri governi. Secondo l’International atomic energy agency (Iaea), infatti, entro il 2030 potrebbero essere in funzione in tutto il mondo tra i 40 e i 90 mini-reattori nucleari off-shore.

Il gigante dell’energia atomica russa, l’agenzia statale Rosatom, ha già fiutato l’affare, e ha in programma la costruzione di 12 reattori galleggianti, che spera di esportare anche all’estero. Secondo i responsabili della stessa Rosatom, più di 20 Paesi, tra cui Cina, Corea del Sud, Indonesia, Filippine, Namibia, Cile e Brasile, hanno già manifestato interesse nei confronti del progetto.

Nonostante le rassicurazioni del governo, comunque, gli antinuclearisti russi sono già pronti a dare battaglia. Oltre al rischio intrinseco della centrale nucleare, gli attivisti sottolineano i pericoli che potrebbero derivare dall’attività sismica e vulcanica della regione della Kamchatka, ma anche le drammatiche conseguenze di un eventuale attacco terroristico. «In caso di tzunami, poi – ha dichiarato Alexander Nikitin, ex capitano della marina sovietica e ora convinto attivista antinucleare – un impianto galleggiante potrebbe schiantarsi contro la costa, con conseguenze immaginabili».

7 maggio 2011
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