La lupa a tre zampe: la storia

Nei confronti della disabilità, spesso il regno animale dimostra maggiore altruismo e comprensione rispetto all’atteggiamento umano. Può capitare quindi di scorgere un lupo a tre zampe parte integrante di un branco, intento a curare ed accudire i cuccioli più bisognosi. L’immagine inconsueta – ma non atipica – è stata avvistata nel Parco regionale dei Gessi, sull’Apennino bolognese.

I guardiaparco e i ricercatori del laboratorio di genetica dell’Ispra, Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale, hanno catturato alcuni momenti di serena condivisione di un giovane lupa con il suo gruppo. La piccola tripode, di circa quattro anni, nel 2008 subì la perdita di una zampa a causa di un colpo di fucile sparato da un cacciatore.

Rimasta menomata non fu allontana dal gruppo, come spesso accade naturalmente al compimento del primo anno d’età, ma divenne balia ufficiale di tutti i cuccioli. Una sorta di sorella maggiore per tutti i piccoli del branco, ai quali fa da guida e da esempio prima dell’avviamento in natura. I lupi, di natura monogama, non hanno allontanato la piccola tripode ma ne hanno assorbito la presenza ricreandole un ruolo differente e importante.

Come sostengono gli stessi ricercatori ed i guardiaparco, che dal 2002 seguono i movimenti dei lupi all’interno del parco, la lupa a tre zampe è definita Helper. Ovvero un’aiutante per le madri del branco, nella crescita e nello svezzamento dei lupetti. Il controllo degli animali è costante, e attraverso foto-trappole ne viene certificato il numero, le tracce, il monitoraggio genetico ed eventuali cambiamenti.

9 novembre 2012
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