Oggi in Francia, al Senato, viene presa in esame la legge contro gli sprechi alimentari proposta dall’ex ministro dell’Alimentazione e socialista Guillaume Garot. Se il Senato approverà, il disegno diverrà legge e la lotta che il Paese vuole intraprendere contro gli sprechi di cibo prenderà il via.

Nel frattempo da gennaio, è già attivo l’obbligo, per i ristoranti che vanno oltre i 180 pasti al giorno, di dotarsi di confezioni adatte a portare a casa gli avanzi di cibo, sia che vengano consumati dal cane o dagli avventori stessi. Per chi non lo farà scatteranno le multe.

La legge che dovrebbe essere approvata comporterà altre multe anche per i punti vendita della grande distribuzione (con una superficie oltre i 400 metri quadrati) che entro luglio 2016 non avranno preso accordi con i vari enti assistenziali per la ridistribuzione del cibo avanzato che non dovrà assolutamente più essere buttato.

Un ottimo esempio quello della Francia, che potrebbe segnare una direzione e che è tanto più d’esempio in quanto nato dal basso, da una petizione indirizzata al Parlamento francese che ha raccolto più di 200 mila firme.

Lo afferma Gregorio Fogliani, presidente di Qui Foundation, Onlus dedicata all’impegno sociale e alla solidarietà che si occupa del progetto Pasto Buono. Si tratta di un progetto che ha lo scopo di recuperare il cibo invenduto, ancora in buone condizioni, per ridistribuirlo a chi ne ha bisogno. Attualmente è attivo a Genova, Milano, Roma, Civitavecchia, Firenze, Cagliari e Napoli.

Fogliani e tutte le realtà che nel nostro Paese si occupano di sprechi alimentari sperano che l’Italia segua il buon esempio. Egli infatti commenta:

Non possiamo che augurarci di vedere una simile norma contro gli sprechi presto introdotta anche nel nostro Paese.

Questo è il momento di “fare” anche in Italia. Serve una legislazione più efficace contro lo spreco, che non preveda solo ammende, ma soprattutto incentivi.

Il Belpaese infatti in quanto a numeri davvero non ha niente da invidiare alla Francia: se lì sono 30 l’anno i kg di cibo pro capite che vengono buttati invece di essere riutilizzati, in Italia sono addirittura 76, per una spesa di 8 miliardi di euro l’anno, gettata nel cestino. Da noi il fatto di portare a casa il cibo che non si è consumato, al ristorante per esempio, non è ancora un’abitudine. Secondo Coldiretti solo il 10% degli intervistati durante un sondaggio, lo fa regolarmente.

Le potenzialità di recupero sono elevatissime e permetterebbero, oltre che di ridurre lo spreco di risorse, anche di aiutare realtà che ne hanno estremo bisogno. Qui Foundation da tempo parla della necessità nel nostro Paese, di una legge antispreco, che veda semplificati soprattutto i regolamenti sanitari, quelli che al momento rendono inattuabile, soprattutto per i punti vendita più piccoli, la cessione degli alimenti invenduti in buono stato di conservazione alle Onlus che li chiedono.

13 gennaio 2016
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