La Dieta Mediterranea è osannata ovunque come il regime alimentare ideale, equilibrato dal punto di vista nutrizionale e sano per il nostro organismo. I benefici di questo vero e proprio stile di vita non sembrano però finire qui. Uno studio del CREA (Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria) dimostra che fa bene anche all’ambiente, in quanto aiuta a risparmiare il 25% di acqua rispetto a qualsiasi altra dieta.

Lo studio, dal titolo “Low versus high adherence to the Mediterranean diet in the Italian food consumption: a case study on water footprint implication” è stato portato avanti, tra gli altri, dai ricercatori Lorenza Mistura, Francisco Javier Comendador, Aida Turrini e Marika Ferrari. È stato presentato al 1st World Conference on the Mediterranean Diet che si è svolto a Milano dal 6 all’8 luglio di quest’anno. In quell’occasione l’International Scientific Committee lo ha classificato come uno dei 3 migliori abstracts dell’evento ed è stato inserito nella sessione “Winning abstracts – Best Communications”.

Gli scienziati, per le loro conclusioni, hanno fatto riferimento all’Indagine Nazionale sui Consumi Alimentari in Italia (INRAN SCAI 2005-2006) per classificare la dieta di 2.317 adulti italiani che sono stati seguiti nelle loro scelte alimentari per 3 giorni. È stata utilizzata la tabella Sofi, che utilizza i dati della letteratura internazionale, per classificare le diverse categorie alimentari e capire, in base ai punteggi di aderenza (che indicano la frequenza di consumo), quanto lo stile alimentare del campione scelto si avvicinava ad uno stile in linea con la Dieta Mediterranea (DM).

Sono state individuate 9 categorie, a ciascuna sono stati assegnati fino a 2 punti. Il punteggio finale poteva così andare da 0 a 18. Il 68% del campione alla fine è risultato abituato a seguire un regime alimentare equilibrato qual è quello della dieta mediterranea, il 32% invece ha rivelato di non aderire ad una simile dieta.

I ricercatori si sono concentrati in particolare, su due fasce di aderenza: le persone che registravano un punteggio al di sotto di 7 e quelle che, invece, superavano il 15. Nel primo caso sono stati 244 gli adulti che hanno dimostrato di rimanere a livelli bassi di aderenza alla DM (il 10,5% della popolazione). Per loro si sono calcolati 1.867 grammi di cibo consumato/die/pro capite, per un quantitativo di calorie pari a 2.100 kcal/die/pro capite.

L’approccio innovativo è consistito proprio nel calcolo del consumo di acqua associato ai diversi tipi di alimentazione, per comprendere quale può essere l’impatto delle nostre scelte sull’ambiente. In quest’ultimo caso l’utilizzo di acqua (impronta idrica) era pari a 4.327 litri/die/pro capite.

Per coloro invece che avevano raggiunto livelli elevati di aderenza alla DM (114 adulti rappresentanti il 4,9% della popolazione) i grammi di cibo consumato salivano a 2.438/die/pro capite, per un apporto energetico pari a 2.263 kcal/die/pro capite, con una “water footprint” pari a 3.243 litri/die/pro capite.

Facendo il confronto tra queste due situazioni estreme si nota un risparmio di 1.104 litri/die/pro capite, pari al 25% di acqua in meno rispetto al regime più lontano dalla DM. Si tratta di uno stacco importante, un dato che potrebbe fare davvero la differenza in termini di tutela dell’ambiente e potrebbe essere un forte motivo in più per spingerci verso stili di vita più sani e naturali anche per noi.

1 agosto 2016
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