Quando un paese come l’America, con l’influenza mondiale che possiede, ma allo stesso tempo primo inquinatore del mondo, allunga il passo verso le energie rinnovabili non può essere che una gran bella notizia.

Forse è l’effetto Obama che non tarda a farsi sentire, o forse il mercato già aveva avviato questo andazzo, visto che già nel 2008 l’America, con i suoi 25 GW annui ha superato la Germania (24) in vetta alla classifica mondiale di costruttori di impianti eolici, seguiti dalla Spagna e dalla Cina.

E ora per il 2009, le previsioni degli analisti, secondo una notizia recentemente diffusa dalla Reuters, sono che gli Stati Uniti si apprestano a primeggiare anche nel settore dell’energia solare, che per anni ha visto come esempio indiscusso di nuovo i tedeschi.

Ma come è possibile questa inattesa espansione, se in questi tempi si parla di un settore delle rinnovabili travolto dalla crisi finanziaria e dal crollo del petrolio? Proprio l’esempio dei paesi elencati offre la risposta a questa falsa contraddizione, che poi è la stessa risposta che avevamo dato nel precedente articolo: l’investimento pubblico.

La Germania e la Spagna hanno raggiunto i vertici di produzione di energia eolica con potenti incentivi statali nel settore, e quindi con una politica forte e decisa a lasciare espandere il settore, che in questo modo non è stato schiacciato dalla concorrenza del petrolio momentaneamente a prezzo “stracciato”. E così la Cina, che da quattro anni non smette di far confluire i suoi enormi capitali nel settore energetico, anche rinnovabile.

Quanto agli Stati Uniti, alla base delle previsioni di crescita del solare per il 2009 ci sono proprio le considerazioni sull’impatto che avrà la politica di Obama, che intende raddoppiare il peso delle rinnovabili sul portafoglio energetico americano entro i prossimi tre anni.

Una politica che dalle parole, finalmente, ha cominciato a passare ai fatti, visto che solo la settimana scorsa il Comitato finanziario del Senato americano ha approvato un piano dal valore complessivo di 31 miliardi di dollari, tutto orientato in riduzioni fiscali e incentivi per stimolare il settore delle rinnovabili del paese, e far ripartire da esso l’intera economia statunitense.

6 febbraio 2009
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