Per chi si interessa di ambiente e cambiamenti climatici, parlare di una conferenza a Copenaghen nel 2009 vuol dire riferirsi al summit globale che a dicembre porterà alla scrittura del “dopo Kyoto”, il nuovo accordo globale nella lotta al riscaldamento del pianeta, con validità dal 2012. Ma il 27 e il 28 maggio si sta svolgendo nella capitale danese un’altra conferenza, sempre riguardo il global warming.

Si chiama “IT, Environment and Climate Change“, è organizzata dal governo danese e rivolta a tutti i paesi dell’OCSE, con l’obbiettivo di “sviluppare strumenti politici e analisi nell’ambito dell’ICT e della performance ambientale”. Ovvero di cercare di dire quanto e come l’IT possa dare il suo contributo alla lotta ai cambiamenti climatici, confrontando sistemi, applicazioni, e aree di ricerca e sviluppo dei paesi e delle aziende partecipanti.

A conferenza in corso (questi giorni visibile in streaming) le prime stime sulle potenzialità dell’IT sono notevoli: si parla infatti di una capacità per il solo IT di ridurre le emissioni globali ben del 15 per cento già entro il 2020, la prima data verso cui sono orientati i dibattiti nazionali e internazionali.

All’evento ha preso parte anche Zeina Al Hajj, responsabile della campagna Toxics di Greenpeace International, presentando il nuovo rapporto scritto dell’ONG “COOL IT CHALLENGE“, sulle potenzialità dell’Informational Technology nella partita per la salvaguardia del pianeta:

mentre i governi in tutto il mondo stanno dibattendo le politiche per combattere i cambiamenti climatici, è sconfortante vedere che le aziende innovative dell’IT, che potrebbero conseguire profitti considerevoli dalle soluzioni tecniche che riducono i gas serra, stanno invece in disparte ad assistere ai negoziati e non chiedono le riduzioni delle emissioni così come indicato dalla scienza

Il rapporto di Greenpeace propone le tre strade con cui l’IT potrebbe divenire protagonista di uno sviluppo sostenibile:

  • Fornendo soluzioni innovative ad altri settori produttivi (es. edilizia, trasporti, ecc), più ecologicamente virtuosi;
  • Facendo “lobbying” a favore di forti vincoli di riduzione imposti dagli stati, che permetterebbero all’IT di avere grandi prospettive di guadagni;
  • Riducendo le proprie attuali emissioni.

28 maggio 2009
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