Una carenza di vitamina D nell’organismo può portare a morti premature. È quanto riporta uno studio pubblicato sull’American Journal of Public Health, secondo cui le persone con bassi livelli ematici di vitamina D avrebbero il doppio delle possibilità di morire prematuramente, rispetto al resto della popolazione.

L’analisi, condotta alla San Diego School of Medicine dell’Università della California, è basata su una revisione sistematica di 32 studi precedenti che indagavano i legami fra vitamina D, livelli ematici e tassi di mortalità. Lo studio ha incluso residenti di 14 Paesi, compresi gli Stati Uniti, e dati da 566.583 soggetti partecipanti, con un’età media di 55 anni: la durata media delle osservazioni analizzate è stata di nove anni.

I ricercatori hanno analizzato una variante specifica presente nel sangue umano, la 25–idrossi vitamina D, che aiuta il controllo del calcio e dei livelli di fosfato nel corpo: rispetto alle precedenti ricerche il lavoro della San Diego School of Medicine si spinge però oltre, associando la carenza di vitamina D non solo alle malattie ossee, ma alle morti premature.

Tre anni fa l’Istituto di Medicina (IOM) aveva dimostrato i legami fra livelli troppo bassi di vitamina D nel sangue e la possibilità di sviluppare malattie delle ossa, come l’osteoporosi. Cedric Garland, autore principale dello studio e docente dell’Università della California, ha spiegato:

Questo studio supporta questa conclusione, ma va un passo oltre. La quantità di 20 nanogrammi per millilitro (ng/ml) del livello ematico, assunto dal rapporto IOM, dimostra l’influenza dei bassi livelli di vitamina D sulle ossa: questa nuova scoperta va oltre, dimostrando l’associazione di bassi livelli di vitamina D con le morti premature.

Secondo i risultati delle analisi trasversali, i bassi livelli di vitamina D comporterebbero un raddoppio delle possibilità di morte prematura, dovuta a diverse patologie: il livello associato a questo tasso di mortalità è di 30 ng/ml.

La mancanza di vitamina D, l’ipovitaminosi, è causata principalmente dalla scarsa esposizione al Sole, da una dieta povera di vitamine o da condizioni specifiche che alterano l’assorbimento della vitamina D: secondo Garland, due terzi della popolazione degli States ha livelli di vitamina D inferiori ai 30 ng/ml. Heather Hofflich, DO, professore del Dipartimento di Medicina alla San Diego School e membro del team di ricerca ha concluso:

Questo studio dovrebbe rassicurare comunità scientifica e pubblico circa la bontà dell’assunzione della vitamina D fino al limite massimo giornaliero di 4.000 unità internazionali (UI): è bene controllarne ogni anno i livelli della 25 -idrossi vitamina D ogni anno.

Una dose superiore va assunta solo in particolari casi e, raccomanda infine Hofflich, sotto stretto controllo del medico curante.

13 giugno 2014
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I vostri commenti
Maria Assunta, giovedì 3 marzo 2016 alle20:42 ha scritto: rispondi »

Salve Non mangio pesce perch alleegicae prendo pochissimo sole perché mi vengono gli eritemi, in che forma posso integrare la vitamina d

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