Non solo ha ucciso migliaia di persone e provocato il più grave incidente nucleare dai tempi di Chernobyl. Lo tsunami che si è abbattuto sulle coste giapponesi lo sorso 11 aprile ha provocato anche il distacco di alcuni grossi blocchi di ghiaccio dalla banchisa polare dell’Antartide.

La scoperta si deve a un’equipe di ricercatori della NASA, che ha analizzato una serie di immagini satellitari che mostrano gli effetti del maremoto sui ghiacci antartici. La ricerca, apparsa sull’ultimo numero del Journal of Glaciology, ha rivelato la formazione di due grandi iceberg e numerosi altri blocchi di ghiaccio più piccoli che si staccano dalla banchisa per effetto delle oscillazioni e delle vibrazioni causate dallo tsunami.

In totale, gli iceberg che si sono originati hanno un’area di circa 125 chilometri quadrati, pari a circa il doppio della superficie dell’isola di Pantelleria. La scoperta è stata possibile grazie alla collaborazione tra la NASA e l’Agenzia Spaziale Europea. L’evento, infatti, è stato documentato dalle immagini fornite dal satellite europeo Envisat, dotato di un radar ad apertura sintetica che gli ha permesso di oltrepassare la cortina di nubi e “immortalare” il distacco degli iceberg. L’avvenimento, in ogni caso, non ha destato allarme tra gli esperti.

Il distacco di iceberg – spiega Massimo Frezzotti, glaciologo dell’ENEA – è da considerare un evento fisiologico nella dinamica della calotta antartica e se, per assurdo, non si staccassero gli iceberg dall’Antartide il livello del mare si abbasserebbe di circa 6 millimetri l’anno.

In effetti, la formazione di lastre e blocchi di ghiaccio galleggiante è un fenomeno freuente per la banchisa atlantica, ma è raro che la causa sia legata a un maremoto. In questo caso, in particolare, il distacco degli iceberg è stato causato da uno tsunami avvenuto a circa 14.000 chilometri di distanza.

1 settembre 2011
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