Kumquat o mandarino cinese: usi e come si mangia

Sta conquistando sempre più consumatori con il suo profumo fortemente aromatico, nonché grazie alle piccole e gradevoli dimensioni: il kumquat, noto anche come mandarino cinese, è un frutto molto versatile in cucina poiché ricco di qualità nutrizionali. Conosciuto in Asia da tempo immemore, e da diversi decenni abbastanza diffuso anche in Occidente, questo prodotto naturale sta oggi riscoprendo una seconda vita. Quali sono le caratteristiche del frutto, quali le proprietà e, soprattutto, come si mangia?

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Prima di cominciare, è bene sottolineare come non sempre sia facile reperire il kumquat sui banchi della grande distribuzione, data la domanda non eccessivamente elevata. Può essere più facilmente rinvenuto, tuttavia, nei negozi dedicati alla cucina orientale o, ancora, nelle catene di fornitura di prodotti biologici. Prima del consumo, inoltre, è bene consultare il medico sia per vagliare eventuali ipersensibilità personali che incompatibilità con condizioni pregresse o farmaci in corso d’assunzione.

Kumquat: cosa è?

Il Citrus japonica – conosciuto anche come kumquat, cumquat o mandarino cinese – è un albero da frutto appartenente alla famiglia della Rutacee, riconosciuto in ambito botanico anche come il genere a se stante della Fortunella. Originaria della Cina, la pianta ha trovato grande fortuna in Giappone, dove sono sorte grandi ed estese coltivazioni data la diffusione del frutto nella cucina locale. Oggi, oltre al Sol Levante, la produzione di kumquat si concentra soprattutto in Korea, Cina, Grecia e Stati Uniti, mentre la distribuzione dei frutti è pressoché mondiale.

La pianta si caratterizza per un’altezza non eccessiva, non più di 4.5 metri, nonché per dei rami complessi e intricati, spesso rivestiti di spine. Dalle foglie ovali e allungate, ma anche lucide e di un verde intenso, la pianta produce dei piccoli frutti simili alle classiche arance, seppur in miniatura. Dalla forma allungata, un esemplare di kumquat è lungo circa 3-4 centimetri e largo 2-4 ed è ricoperto da una buccia di intenso color arancione. La polpa interna, raccolta in lunghi spicchi, ha un sapore aspro, mentre la buccia è aromatica, poiché ricca di oli essenziali. Oltre a questo, una delle particolarità più conosciute del frutto è la sua ampia disponibilità in inverno: il mandarino cinese è infatti disponibile da novembre fino agli inizi di marzo. Nonostante questa produzione invernale, però, l’albero richiede climi molto afosi durante l’estate per poter crescere rigoglioso: non a caso, le coltivazioni si trovano nelle fasce del Pianeta dove è facile raggiungere e superare i 25 gradi per gran parte dell’anno.

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Gli usi del kumquat sono pressoché sovrapponibili a quelli dei più classici agrumi: in Giappone, ad esempio, è scelto per aromatizzare sia ricette dolci che salate, ma anche e sopratutto per la preparazione di marmellate, salse e come accompagnamento alla frutta candita.

Kumquat: come si mangia e proprietà

A differenza delle ben più note arance e dei più che classici mandarini, il kumquat non viene generalmente sbucciato prima del consumo. Oltre alla difficoltà dell’operazione, data la piccola dimensione dei frutti, la buccia è infatti decisamente morbida. Inoltre, quest’ultima presenta un gusto molto dolce, mentre gli spicchi interni risultano decisamente più aspri. Data questa caratteristica, è necessario lavare adeguatamente il frutto prima di consumarlo, inoltre è possibile rimuoverne i semi interni per rendere il gusto meno amaro.

È meglio sempre scegliere kumquat maturi, morbidi al tatto, privi di aree ancora verdi sulla buccia. I frutti possono essere consumati freschi, da soli o per arricchire verdi insalate, ma anche per le più svariate ricette. Molto diffusa è la marmellata di mandarino cinese, decisamente dolce e densa, ma è possibile rinvenire sul mercato anche kumquat sciroppati nonché impiegarli a fette per aromatizzare secondi salati.

Sul fronte delle proprietà nutrizionali, il mandarino cinese è un prodotto mediamente calorico: 100 grammi, infatti, corrispondono a circa 71 calorie. Va tuttavia sottolineato come il consumo tipico raramente raggiunga questo peso, di conseguenza l’apporto calorico sarà ulteriormente ridotto. Sempre per un etto di kumquat, si trovano 16 grammi di carboidrati, 1.9 di proteine, 0.9 di grassi e ben 7 grammi di fibre. Su quest’ultimo fronte, di conseguenza, il frutto è in grado di stimolare l’attività dell’intestino, aiutandolo a regolarizzare le sue funzioni. Buono è anche il contenuto in micronutrienti: i sali minerali sono rappresentati da potassio, sodio, ferro, magnesio e calcio, mentre le vitamine presenti sono soprattutto A, C ed E.

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Il kumquat è principalmente un alimento indicato per il rafforzamento del sistema immunitario: la vitamina C è infatti un alleato contro i comuni malanni, soprattutto quelli invernali, mentre le vitamine A ed E contribuiscono attivamente a contrastare l’azione dei radicali liberi limitando l’invecchiamento cellulare. Hanno, di conseguenza, un forte potere antiossidante. L’elevato numero di oli essenziali contenuti nella buccia del frutto, tra cui il limonene, esprimono invece un effetto blandamente antibatterico e antinfiammatorio, utile anche alle vie urinarie.

Come già ricordato, il consumo di kumquat dovrebbe essere sempre concordato con il medico curante: come spesso accade per gli agrumi, quali il pompelmo, l’assunzione concomitanze ai farmaci potrebbe alterarne o inibirne l’assorbimento.

24 settembre 2017
I vostri commenti
ettore, domenica 24 settembre 2017 alle21:36 ha scritto: rispondi »

Io li ho messi sotto alcool o meglio sotto grappa di moscato con l'aggiunta di un po di zucchero, cannella e garofano. . Li ho fatti macerare per qualche mese ed il risultato é stato assai buono. Ottimo come accompagnamento digestivo al posto delle ciliege sotto spirito.

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