Il krill ingerisce la plastica: minaccia ambientale gravissima

Il fatto che la plastica stia sporcando i nostri oceani e che rappresenti una minaccia ambientale gravissima non è di certo una sorpresa. È stato tuttavia scoperto che il krill antartico può contare su un sistema digestivo in grado di macinare le microplastiche, trasformandole in particelle ancora più piccole: sebbene di primo acchito la notizia possa apparire positiva, le conseguenze sull’ambiente sono in realtà potenzialmente gravi.

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Pubblicato sulla rivista Nature, lo studio della Griffith University ha scoperto che il krill antartico, nome scientifico Euphausia superba, può scomporre parti di polietilene da 31,5 micron in frammenti con diametro inferiore a un micron. Non un vero servizio di pulizia dell’Oceano, la conversione delle microplastiche in nanoplastiche potrebbe rendere più facile il consumo di sostanze inquinanti da parte delle altre creature marine che abitano i mari, anche quelle più piccole.

Gli autori affermano infatti che i frammenti nanoplastici possono passare più facilmente in altre aree del corpo delle creature marine, determinando effetti tossici su tutto l’ecosistema:

La frammentazione biologica delle microplastiche in nanoplastiche è probabilmente diffusa nella maggior parte degli ecosistemi. Per questo, gli effetti nocivi dovuti all’ingestione di microplastiche devono essere studiati ulteriormente per includere i potenziali effetti cellulari delle nano plastiche.

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È dunque improbabile che il crostaceo fornisca una soluzione alle microplastiche che inquinano gli oceani. Il fatto che le micro e nanoplastiche siano difficilmente rilevabili, significa che c’è ancora una grandissima quantità di plastica nei mari: quest’ultima viene sminuzzata in pezzi ancora più piccolo e diviene più pervasiva, fino a costituire una minaccia ambientale sempre più grave.

14 marzo 2018
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