Raggiungere l’autosufficienza energetica grazie alle energie rinnovabili non è un miraggio, ma un obiettivo possibile. Lo dimostra Kisielice, paese polacco di 2300 anime, che ha deciso di andare controcorrente rispetto al resto della Polonia, uno stato che ricava il 90% della sua energia dal carbone ed è al primo posto nella classifica “EU’s dirty 30″ realizzata dal WWF in quanto maggior produttore di emissioni di CO2.

Attorno a Kisielice invece, si estendono terreni agricoli aperti. Si tratta infatti di un piccolo nucleo rurale che è partito dalla volontà di raggiungere l’indipendenza energetica e ridurre le emissioni, passando per uno studio che ha adattato il progetto alle caratteristiche locali.

A dare il maggior contributo energetico sono due parchi eolici che contano 48 turbine e arrivano a una potenza di 82 MW. Una caldaia a biomassa fa il resto. Ha una potenza di 6 MW e alimenta una rete di riscaldamento centralizzato, che fornisce calore all’85% degli edifici della città. Quando il calore è in eccesso, come d’estate, viene utilizzato per produrre acqua calda.

Il sistema è nato grazie al contributo di finanziamenti ed entrate fiscali. Nel dicembre 2013 è stato costruito anche un impianto a biogas. La materia prima è mais coltivato localmente, ma si fa uso anche della paglia, che altrimenti resterebbe inutilizzata. Gli agricoltori sono stati incentivati a cedere le loro terre per la conversione allo sfruttamento dell’energia eolica da pagamenti di 5.000 euro all’anno per turbina.

La strada verso l’autosufficienza è già inboccata, ma i progetti continuano: è in costruzione un terzo parco eolico, di 24 MW di potenza ed è prevista la realizzazione della prima fattoria dotata di pannelli fotovoltaici della regione. Non finisce qui: ogni edificio nel futuro prossimo sarà dotato di 3 pannelli dello stesso tipo con potenza 10 KW ciascuno. Si avrà quindi la massima resa senza ulteriore consumo di suolo.

L’obbiettivo posto è quasi raggiunto, non resta che confidare che tale buon esempio non solo di sensibilità, ma anche di buona volontà, decisione e competenza, possa trainare il resto del Paese per aprire per lo meno un tavolo di discussione, nel quale valutare ipotesi concrete di utilizzo delle fonti rinnovabili, che possano un po’ alla volta sostituire quelle fossili.

24 settembre 2014
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Immagini:
I vostri commenti
boscardin luciano , mercoledì 24 settembre 2014 alle22:02 ha scritto: rispondi »

Se facciamo in fretta a sostituire gli idrocarburi forse riusciamo anche fare in tempo salvare la terra dal degrado in atto .

Lascia un commento