Le pressioni dell’opinione pubblica sulla multinazionale Kellogg’s hanno ottenuto l’effetto sperato: l’azienda d’ora in avanti utilizzerà soltanto olio di palma sostenibile. Da anni infatti le ambientaliste e umanitarie denunciano la distruzione delle foreste pluviali e le violazioni dei diritti umani che tante multinazionali del cibo, tra le quali proprio la Kellogg’s, stanno commettendo.

Il colosso alimentare Kellogg’s ha così annunciato che acquisterà olio di palma esclusivamente da fornitori che dimostrano di ricavarlo dalle coltivazioni sostenibili che al contempo possano proteggere le torbiere e le foreste pluviali, e non violino i diritti umani. Tra i danni ambientali maggiormente contestati a queste multinazionali ci sono la distruzione delle foreste del Sud-Est asiatico con conseguente rischio di estinzione di diverse specie come la tigre di Sumatra, l’orango, e persino l’espropriazione delle terre della popolazione autoctona. Ma in pericolo non c’è solo l’Asia ma anche il Sudamerica e l’Africa Occidentale.

Secondo i calcoli delle associazioni ambientaliste, negli ultimi 20 anni per creare snack e altri cibi che peraltro non sono nemmeno salutari, sono stati disboscati 30 mila chilometri quadrati di foresta tropicale, all’incirca quanto tutto il Nord-Est d’Italia.

Purtroppo il problema non si ferma solo alla perdita di alberi perché bisogna aggiungere incendi dolosi, miliardi fruttati illegalmente alle ecomafie, tonnellate di emissioni nell’atmosfera e soprattutto una perdita di biodiversità dal valore incalcolabile.

Mentre l’olio di palma è presente in una percentuale molto piccola nel totale dei nostri ingredienti, come azienda socialmente responsabile le preoccupazioni sulla produzione sostenibile di olio di palma sono chiaramente sul nostro schermo radar.

ha dichiarato il capo dell’ufficio sostenibilità di Kellogg’s Celeste Clark. La società utilizza ogni anno circa 50 mila tonnellate di olio di palma, di certo non si possono considerare “una piccola percentuale”. Per questo la decisione di richiedere certificati di sostenibilità ai suoi fornitori è diventata un obbligo, morale e ambientale. L’auspicio adesso, dicono da Greenpeace, è che la mossa di Kellogg’s porterà anche le altre multinazionali del cibo a prendere decisioni simili.

20 febbraio 2014
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I vostri commenti
Simo Strummer, venerdì 21 febbraio 2014 alle8:16 ha scritto: rispondi »

Non esiste un mercato sostenibile dell'olio di palma.

Silvano Ghezzo, venerdì 21 febbraio 2014 alle0:45 ha scritto: rispondi »

Nel prossimo futuro, per salvaguardarmi il fegato, dovrò rassegnarmi a mangiare solo pane semplice. Sono sempre più rari i biscotti o le fette biscottate senza grassi/oli vegetali ( leggasi di palma ). Tragica ironia della sorte, i maggiori consumatori sono proprio i bambini e quindi i più a rischio disfunzioni organiche, ma ultimo pensiero per le aziende produttrici, sempre alla ricerca di ingredienti meno costosi.

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