Jambul: proprietà e come si mangia

Lo jambul, il cui nome botanico è Syzygium cumini, è una delle piante medicinali più note e utilizzate nel trattamento di varie malattie. La pianta è molto conosciuta anche con nomi popolari come ad esempio jambolan, prugna nera, jamun, prugna java, mora indiana, susina portoghese, prugna Malabar, prugna viola, Giamaica e prugna damson.

Nel tempo, le ricerche e le applicazioni di questo fitoterapico hanno riguardato diversi ambiti terapeutici, per poi concentrarsi soprattutto sul suo possibile effetto positivo nella terapia del diabete. Durante gli ultimi quattro decenni, le ricerche sugli effetti anti-diabetici di questa pianta hanno aiutato anche a mettere in evidenza l’abbondanza di composti attivi contenuti in essa. Lo jambul si è dimostrato particolarmente ricco di antociani, glucosidi, acido ellagico e quercetina. È vasta la letteratura che conferma come tutti gli estratti delle diverse parti della Syzygium cumini abbiano significative azioni farmacologiche.

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Il genere Syzygium appartiene alla famiglia delle Myrtaceae, originaria dei tropici. La famiglia è la stessa a cui appartengo altre piante più note: il chiodo di garofano, l’eucalipto e il mirto. Il solo genere comprende più di 1.000 specie ed è ampiamente distribuito in tutte le aree tropicali e subtropicali dell’Africa, del Madagascar e dell’Asia meridionale. La sua importanza è così elevata che l’albero è venerato dai buddisti e viene comunemente piantato vicino ai templi Hindu perché è considerato sacro.

I fitocomposti del jambul

Lo jambul è ricco di composti contenenti antociani, glucoside, acido ellagico, quercetina e miricetina. Secondo alcuni dati, ancora da confermare, i semi contengono tra gli altri principi attivi anche un glicoside che blocca la conversione dell’amido in zucchero. Gli stessi semi, inoltre, sono una buona fonte di acido ellagico, che si è dimostrato efficace prima nel controllo e poi nella riduzione della pressione sanguigna. Sempre nei semi è stata rilevata una elevata concentrazione di flavonoidi, noti antiossidanti, oltre che di proteine e calcio. Le prugne fresche di questa pianta sono frutti ricchi di zucchero, sali minerali, vitamine C e PP, antociani e flavonoidi.

Tutte le parti della pianta sono una fonte di fitocomposti:

  • le foglie sono ricche di flavonoidi glicosidi, quercetina e tannini;
  • gli steli contengono tra gli altri una buona quantità di acido betulinico, acido gallico ed acido ellagico oltre a flavonoidi e tannini;
  • i fiori sono ricchi di quercetina, miricetina, isoquercetina e eugenolo;
  • le radici sono ricche di glicosidi e flavonoidi.

Il frutto del jambul

I frutti viola scuro sono ricchi zuccheri, ossia raffinosio, glucosio, fruttosio, acido citrico, acido malico, acido gallico e antociani, come indica il colore degli stessi. Le prugne nere dello jambul sono ricche di acqua, che rappresenta circa l’85% del peso, di carboidrati, soprattutto zuccheri semplici, e poveri di proteine e grassi che rappresentano solo lo 0.30% e lo 0.90% del peso rispettivamente. Interessante è anche il contenuto di sali minerali, soprattutto calcio, magnesio, fosforo, ferro, potassio, rame e zolfo e vitamine come A, C e vitamine del gruppo B.

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I frutti possono essere consumati freschi, o in confettura, e sono consigliabili a fine pasto soprattutto per il loro effetto carminativo. Il succo fresco di jambul è idratante rimineralizzante e diuretico.

21 dicembre 2017
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