Italia: ecco le tre zone dove sarà “inghiottita” la CO2

Sono tre le aree sperimentali individuate su suolo italiano che faranno da progetto pilota per lo smaltimento dell’anidride carbonica e di altri gas serra. A seguito degli accordi europei e internazionali, l’Italia, finalmente, si pone in prima linea nella sperimentazione di nuove tecnologie e metodi atti a smaltire i gas responsabili del riscaldamento globale.

Fusina (Venezia) e Porto Tolle (Rovigo), Civitavecchia e Brindisi sono le aree dove l’Enel ha già costruito, o ha intenzione di costruire, le grandi centrali a carbone di nuova generazione dotate di filtri speciali in grado di abbattere le immissioni inquinanti e, in prospettiva, destinate ad essere decarbonizzate grazie all’esperimento deciso a Poznan in concomitanza con il convegno mondiale sul clima.

L’Enel ha infatti intenzione, già a partire con l’anno prossimo, di iniziare gli esperimenti di separazione della C02, per poi immagazzinarla nei giacimenti geologici ad alta profondità. La tecnologia, denominata CCS, prevede la cattura e lo stoccaggio dei gas serra e, insieme alla più ampia diffusione delle fonti di energia alternative è la tecnologia su cui maggiormente si investe per cercare di contrastare l’aumento della temperatura globale.

Una tecnologia che permetterebbe di continuare ad utilizzare fonti di approvvigionamento energetico convenzionale senza immettere fumi nell’atmosfera. Solo in Italia questo sistema permetterebbe di evitare il rilascio di 100 milioni di tonnellate di anidride carbonica, una cifra enorme che, comunque, rappresenta solo un piccolo passo verso il miglioramento delle condizioni ambientali dell’Europa. Le tre zone individuate permettono la giacenza della CO2 grazie all’esistenza di depositi salini profondi tra gli 800 e i 3000 metri, ricoperti di strati d’argilla impermeabile in grado di assicurare la tenuta.

L’Unione Europea finanzierà gran parte del progetto CCS italiano, infatti la nuova centrale a carbone che sarà costruita entro il 2015 a Porto Tolle con annesso impianto CCS costerà almeno il doppio di quanto preventivato. Il sistema CCS, secondo quanto deciso a Poznan, sarà esteso su tutto il vecchio continente una volta verificata la fattibilità del progetto, per ora mai sperimentato. L’Italia si pone quindi all’avanguardia sul piano della ricerca e dell’impegno ambientale. Una buona notizia dopo le sconfortanti notizie dei giorni precedenti e che hanno visto, successivamente, un passo indietro dei principali paesi europei.

10 dicembre 2008
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