Italia e Danimarca: un futuro sostenibile, insieme

Si è conclusa il 7 novembre scorso a Roma la prima edizione della conferenza economica bilaterale tra Italia e Danimarca “Italy – We think Business”. Un’occasione per affrontare le sfide future in ambito economico, in cui rappresentanti delle istituzioni, manager di importanti imprese, sia italiane che danesi, ed esperti del settore hanno dato il via ad uno scambio di idee ed iniziative incentrate sul tema della sostenibilità. Tre, le aree tematiche al centro del dibattito: la salute, le tecnologie pulite e la produzione alimentare sostenibile. Pilastri fondamentali che attraversano l’economia di entrambi i paesi all’interno di un rapporto sinergico e in costante crescita.

L’economia italiana – al terzo posto dell’Eurozona in termini di grandezza – rappresenta uno dei mercati più importanti per l’export danese tanto da aver registrato nel 2017 un valore complessivo dell’import/export pari a 5 miliardi di euro. Numeri che parlano di crescita e sviluppo in ottica non solo turistica (nonostante l’Italia sia la seconda destinazione preferita dai turisti danesi), ma anche e soprattutto in una prospettiva di economia sostenibile.

Nel settore tecnologico, per esempio, l’agenda italiana prevede un forte coinvolgimento delle aziende danesi specializzate nel campo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili al fine di soddisfare le sempre più numerose richieste di soluzioni green su temi centrali, quali l’acqua e i piani di urbanizzazione. Su questo fronte, due sono state le proposte emerse dai dibattiti: da un lato, la necessità di introdurre piani strutturati di efficientamento energetico degli edifici – che rappresentano quasi il 40% dell’intero consumo energetico globale; dall’altro l’adozione di modelli virtuosi di gestione delle risorse idriche in vista di una crescita della domanda che toccherà il 30% entro il 2030.

Ma non basta, perché tra i focus di maggiore interesse si è parlato anche di sostenibilità alimentare e dell’importanza di intensificare la cooperazione tra imprese danesi e italiane condividendo le best practices adottate in tema di qualità e sicurezza delle filiere produttive. Esemplare in questo senso è l’esperienza del Gruppo Calsberg – rinomato brand danese nel mondo della birra – protagonista di un intervento sull’importanza dell’economia circolare. Come ha spiegato l’Amministratore Delegato di Carslberg Itlaia, Alberto Frausin, grazie alla rivoluzione tecnologica di DraughtMaster – ideata nei primi anni del 2000 dal Laboratorio di Ricerca di Carlsberg – è cambiato il modo di conservare la birra: i tradizionali barili in acciaio o alluminio sono stati sostituiti da fusti in PET da 20 litri totalmente riciclabili, in grado di assicurare una spillatura senza CO2 aggiunta. Questo metodo non solo comporta una sensibile riduzione dell’impatto ambientale, ma consente anche una maggiore conservazione della birra che, una volta aperta, può durare fino a 31 giorni rispetto ai 7 dei fusti in metallo o alluminio. Se ad oggi la tecnologia DraughtMaster ha raggiunto una penetrazione sul mercato danese pari al 95%, il prossimo obiettivo del Gruppo Carlsberg è quello di accelerarne la diffusione in tutti i paesi europei, valutando l’ipotesi di coinvolgere anche i mercati extra UE.

9 novembre 2018
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