Ancora una volta il maltrattamento di animali va di pari passo con le follie da social network, fatte di filmati e condivisioni virali. Dopo il giovane francese incarcerato per aver ferito un gatto, documentando il tutto su YouTube, un altro caso vede come vittima un felino. Anche in questo caso, per gli aggressori rischiano di aprirsi le porte del carcere.

Il tutto è accaduto nel Lancashire, nel Regno Unito, dove tre uomini si sono resi protagonisti di alcuni atti di maltrattamento. In un primo filmato, ripreso con uno smartphone e quindi reso pubblico dalla RSPCA, gli uomini istigherebbero i loro cani affinché rincorrano un gatto terrorizzato, deciso a rifugiarsi sulle fronde di un albero per evitare le fauci degli aggressori. Non paghi, e fra le risate generali, gli uomini scuotono la pianta con lo scopo di far cadere il felino, affinché i cani possano acciuffarlo. Delle sorti del gatto, così della sua sopravvivenza, nulla è dato sapere. Ma i segni rinvenuti sugli animali confermerebbero un’avvenuta colluttazione.

In un secondo video, sempre rilasciato dalla RSPCA, gli accusati si renderebbero responsabili della distruzione di una tana di un tasso, per agevolarne la cattura sempre da parte dei loro cani. Le corti di Burnley, dove attualmente sono in corso i processi a carico degli aggressori, hanno definito i due episodi come “atti seri e deliberati di crudeltà, da cui gli accusati sembrano aver tratto piacere”.

Non è però tutto: stando a quanto riferito dal procuratore Paul Taylor, sul corpo dei cani sarebbero state rinvenute ferite dovute non solo allo scontro con il tasso, ma anche di precedenti combattimenti. Si ipotizza, quindi, che le violenze non siano avvenute solo a discapito di esemplari estranei, ma anche dirette agli stessi esemplari domestici. Gli accusati, la cui prossima udienza è attesa per l’11 luglio, rischiano diversi anni di carcere e il divieto a vita di possedere altri animali. Per non turbare la sensibilità dei lettori, in questa sede non verranno riportati i filmati in questione: chi volesse comunque verificarli, può collegarsi ai siti specificati in calce fra le fonti.

9 giugno 2014
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