Nuove minacce per l’universo felino, questa volta provenienti nientemeno che dall’ISIS. L’autoproclamato Stato Islamico, infatti, ha optato per il divieto totale di accudimento dei gatti e, non ultimo, per la loro completa soppressione. Al momento non sono ben note le ragioni, considerato come in passato alcuni rappresentanti dell’ISIS si siano mostrati sui social network proprio in compagnia di gatti, una strategia che molti analisti hanno ipotizzato servisse a catturare l’attenzione dei navigatori occidentali.

La notizia è stata riportata da Al Sumaria e riguarderebbe principalmente la città di Mosul. L’ISIS avrebbe vietato il possesso completo di gatti, tanto da emettere una fatwa per inibirne l’accudimento. Inoltre, i rappresentanti dello stato militarizzato pare abbiano promesso una pronta epurazione di tutti gli esemplari in circolazione.

L’organizzazione ha emesso una fatwa contro la presenza di gatti all’interno delle case di Mosul.

Secondo quanto riportato, l’ISIS avrebbe deciso di considerare i gatti formalmente “contrari all’ideologia jihadista”, un fatto in aperto contrasto con l’Islam, una religione che non pone alcun divieto nell’accudimento dei felini domestici, poiché cari al Profeta.

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Al momento, non giungono indiscrezioni dall’Iraq in merito all’applicazione della fatwa: non è dato sapere, infatti, se si tratti di una semplice provocazione rivolta alla sensibilità dell’Occidente o, in alternativa, di un’epurazione già messa in atto. Così come già ricordato in apertura, tuttavia, le ragioni appaiono ancora abbastanza ignote: spesso, infatti, i rappresentanti del Califfato si sono mostrati in Rete in compagnia di gattini, alcuni anche ripresi in posa accanto a bombe e cinture esplosive, un fatto forse funzionale al reclutamento in Occidente. Nel frattempo, grande preoccupazione è stata espressa da alcune associazioni animaliste, anche se le possibilità di verificare sul campo cosa stia realmente accadendo rimangono assai ridotte. Non resta che attendere, di conseguenza, eventuali altri comunicati provenienti dalle zone occupate e militarizzate del Medio Oriente.

10 ottobre 2016
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