Con l’arrivo dell’estate, l’orto si arricchisce di profumi e colori: sono moltissime le varietà che vengono coltivate da giugno e settembre, pronte a crescere rigogliose grazie all’azione del sole e del clima mite. Per garantire un corretto sviluppo degli ortaggi, però, è molto importante prestare attenzione all’irrigazione: come cambia l’apporto d’acqua nella stagione più calda dell’anno?

Prima di cominciare, vale la pena di precisare come l’annaffiatura non derivi unicamente dalla stagione in corso, ma anche dalle specificità tipiche della varietà coltivata, nonché dal luogo di residenza. Di conseguenza, potrà essere utile chiedere consiglio al proprio fornitore di prodotti di botanica di fiducia, per ogni dettaglio sul clima dell’area in cui si vie.

Annaffiatura in estate: le tempistiche

Le necessità d’acqua di frutta e verdura variano, escludendo specificità varie, a seconda del ciclo di vita delle piante. Di norma, questo è più attivo durante la primavera e l’estate, proprio i due periodi dove aumenta la richiesta idrica nell’orto. In primavera, infatti, gli ortaggi germogliano e hanno bisogno di acqua e sali minerali per crescere rigogliosi, in estate invece l’apporto cresce per via dell’aumento delle temperature, che porta a una più rapida evaporazione dei liquidi.

Per le tempistiche bisogna fare riferimento alle specie coltivate – molte, ad esempio, non possono essere annaffiate poco prima della raccolta, per non alternarne la maturazione – ma una regola generale può essere comunque ravvisata. Nei periodi estivi, infatti, è sempre indicato irrigare l’orto di prima mattina o al tramonto, evitando invece le ore centrali della giornata. In questo modo, infatti, si eviterà che il sole faccia rapidamente evaporare l’acqua, impedendone il completo assorbimento da parte del terreno.

Acqua: quale temperatura?

Quando si annaffia l’orto, un fattore viene spesso dimenticato: la temperatura dell’acqua. Questo avviene sia per abitudine, poiché non si è soliti controllare il tepore dell’acqua prima dell’irrigazione, che per una falsa credenza: essendo le giornate molto afose e soleggiate, si pensa che l’acqua fredda o gelida possa immediatamente portare conforto alle proprie piantine.

In realtà, questa credenza potrebbe non essere delle più ideali per garantire un proficuo sviluppo dei propri ortaggi. È infatti preferibile scegliere dell’acqua a temperatura ambiente, per evitare dei repentini sbalzi termici non solo per le parti aeree dei vegetali, ma anche e soprattutto per radici e rizomi. I repentini cambi di temperatura – quindi con un terreno caldo immediatamente reso freddo dall’acqua e, pochi minuti dopo, di nuovo riscaldato per effetto del sole – potrebbero causare sofferenza in alcune specie.

Allo stesso modo, l’acqua non deve essere eccessivamente calda, per non indebolire quanto di coltivato. Per questo motivo, soprattutto qualora si fossero scelti tubi e canne in gomma o plastica, sarà utile lasciare defluire il liquido rimasto per ore al loro interno. Per effetto dell’esposizione al sole, infatti, quest’acqua risulterà davvero molto calda, a volte addirittura bollente.

Acqua in estate: dosi e considerazioni

Come già accennato, in estate l’approvvigionamento d’acqua cresce, ma si tratta di una norma di massima, poiché ogni pianta ha proprie specificità. Di conseguenza, prima di procedere con l’annaffiatura, bisognerà considerare diversi fattori:

  • Tipologia di terreno: le dimore poco drenanti non dovrebbero essere annaffiate eccessivamente, poiché più inclini a ristagni dannosi per gli apparati radicali degli ortaggi;
  • Tipo di pianta: non tutti gli ortaggi necessitano degli stessi quantitativi d’acqua, né delle stesse modalità di irrigazione. I legumi, ad esempio, richiedono molta acqua nella fase finale di sviluppo poiché necessaria alla corretta crescita di semi e frutti. Radici e tuberi, quali carote e patate, potrebbero soffrire invece un eccesso d’acqua, che potrebbe farle marcire;
  • Condizioni atmosferiche: necessario sarà considerare la frequenza delle precipitazioni, poiché un’estate piovosa ridurrà l’intervento da parte dell’uomo, una secca e arida lo aumenterà;
  • Minerali e sostanze chimiche: potrebbe essere indicato far analizzare un campione d’acqua prima di procedere con l’irrigazione dell’orto, in particolare per vagliare l’eventuale presenza di residui chimici, quali il cloro, non sempre indicati per lo sviluppo degli ortaggi, così come i minerali disciolti. Se si fosse alla ricerca di una soluzione più rapida e indolore, si potrà riutilizzare l’acqua piovana raccolta o, in alternativa, lasciare a decantare per una notte quella del normale approvvigionamento idrico.

Le dosi, anche in questo caso, variano a seconda del tipo di ortaggio coltivato. In genere si preferisce comunque non esagerare mai, anche perché il terreno può assorbire solo una certa quantità d’acqua in un preciso periodo di tempo. Inoltre, utile sarà anche informarsi sulla tecnica più indicata: alcune varietà richiedono un contributo a pioggia, per umidificare anche le parte aeree, altre esigono venga bagnato solo il terreno.

3 luglio 2016
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