Un Capodanno all’insegna della polemica ha accolto Irene Grandi, la nota cantautrice italiana madre di numerose hit musicali nonché di veri e propri tormentoni. Durante il concerto di San Silvestro trasmesso in diretta su Rai Uno, l’artista si è presentata sul palco avvolta da una calda pelliccia. Gli animalisti sono subito insorti.

Non è dato sapere se il capo indossato dalla Grandi fosse una vera pelliccia o una sua versione sintetica, ipotesi questa che la scagionerebbe da ogni accusa, perché nessuna comunicazione in merito è arrivata dalla cantante. Nel frattempo è montato il dissenso, con l’associazione Centopercentoanimalisti che ha deciso di protestare davanti alla sede di Warner Music Italia.

Il tutto è avvenuto in quel di Milano nella notte tra il 2 e il 3 gennaio presso la centralissima Piazza Repubblica, dove la casa discografica ha la propria sede italiana. Un manifesto è stato esposto con un messaggio più che eloquente:

«Irene Grandi… di nome ma non di fatto! Vergogna!»

Un messaggio che il gruppo animalista ha voluto accompagnare a una rivendicazione, in cui ben si spiega il motivo di tanta indignazione:

«L’industria delle pellicce è in crisi, e tutte le occasioni sono buone per fare pubblicità, compresa quella occulta, che è la peggiore. Se persone cosiddette importanti indossano la pelliccia, viene lanciato un messaggio di promozione che ha presa su chi è più debole, ignorante, suggestionabile: gli unici che oggi aspirano a possederne una.»

La pelliccia è ritornata prepotentemente nei negozi durante gli ultimi mesi del 2011, complice anche una stagione di sfilate autunno/inverno che hanno fatto di quest’abito un nuovo e immotivato vezzo d’eleganza. A seguito delle prime polemiche sul suo ritorno, numerosi sono stati gli stilisti che si sono affrettati a precisare come la pelliccia sia il capo trendy del 2012 solo se esclusivamente ecologica. In molti hanno comunque lamentato questa scelta di stile, perché a livello simbolico richiamerebbe le immagini di tortura e morte degli animali, spingendo l’utenza meno informata ad acquistare una versione vera pur di imitare le passerelle o il look del proprio idolo di bellezza.

In una modernità che di certo non ha bisogno di ricorrere a pelli e manti animali per proteggersi dal freddo e che propone le più calde soluzioni eco-compatibili con tessuti sia di origine vegetale che hi-tech, la pelliccia non può essere che un abito da rigettare.

Indossare una pelliccia oggi significa rendersi complici dello sfruttamento cruento degli animali, spesso cresciuti in condizioni di vita precarie, ammassati in gabbie e uccisi con metodi drammatici per garantire un’ottima qualità del manto. Elettroshock, agonia indotta per ore, martellate sul capo, pelli scuoiate da esemplari di visone ancora in vita: questo è quel che comporta indossare una pelliccia. Per non contare, poi, come le produzioni provenienti dall’Asia spesso facciano ricordo a cuccioli di compagnia come cani e gatti, spacciandoli per visoni e volpi.

4 gennaio 2012
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Daniela, mercoledì 4 gennaio 2012 alle17:17 ha scritto: rispondi »

irene ha espresso il suo punto di vista in due post apparsi su facebook.

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