Ippopotamo: cosa mangia, dove vive, carattere

L’ippopotamo, o Hippopotamus amphibius, è un mammifero dal formato davvero grande, la cui origine sembra in parte ancora misteriosa. Molti studi evidenziano una provenienza legata ai suini come maiali e cinghiali, altri invece ai ruminanti come cervidi e bovidi. Una recente ricerca ha invece trovato un punto di contatto con i cetacei, un antenato comune semi-acquatico che si sarebbe differenziato 60 milioni di anni fa dando vita a due gruppi differenti. Da una di queste, mutazione dopo mutazione, deve aver avuto origine un parente stretto delle specie esistenti di ippopotamo.

Caratteristiche

Parte integrante dell’ordine degli artiodattili, cioè degli ungulati che hanno un numero pari di dita, l’ippopotamo possiede maxi zampe con quattro dita dello stesso formato e con zoccoli che sembrano unghia. La lunghezza del corpo varia dai 3 ai 5 metri, con un peso consistente che va da 1 a 1,7 tonnellate per le femmine, e da 1 a 4,5 tonnellate per i maschi. Fisicamente tozzo con zampe corte, si muove in modo buffo e goffo mentre cammina sul terreno, ma in acqua l’ippopotamo ritrova leggerezza ed agilità. La pelle appare spessa e con ghiandole cutanee in grado di secernere un liquido particolare che, con la luce dona, alla cute una colorazione grigio rosa. Questa sostanza sopperisce all’assenza di ghiandole sebacee proteggendo la pelle dal sole, idratandola quando l’animale è fuori dall’acqua e allontanando gli insetti. L’ippopotamo possiede circa 40 denti, con zanne lunghe anche 30 centimetri e un’apertura delle fauci di 150 gradi.

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Habitat

Ippopotamo

Un tempo piuttosto diffusi, ora la loro densità si è ridotta e vivono in Swaziland, nella Repubblica Sudafricana fino alla laguna di Santa Lucia, in particolare in Uganda, Kenya, Tanzania, Mozambico e Zambia. La zona del Nilo può contare su poche presenze, minacciate dall’avanzare dell’uomo. Vive in prossimità di zone con bacini di acqua e la sua figura è fondamentale per l’ecosistema, grazie al suo sterco in grado di concimare sia i terreni che alcuni fondali dei fiumi. Questo permette alla natura di fare il suo corso, fornendo così cibo e vegetazione sia per gli ippopotami che per molte altre specie di terra e di acqua.

Alimentazione

Nonostante il formato, l’ippopotamo ingerisce piccoli quantitativi di cibo, prevalentemente erba e graminacee che strappa con le labbra e mastica con i molari. Si ciba quasi sempre di notte e, benché non sia un ruminante, possiede un grosso stomaco ricurvo con quattro cavità con un percorso digestivo più lento che permette l’assimilazione dei principi nutritivi da parte dell’intestino. La presenza nello stesso di organismi unicellulari favorisce la digestione della cellulosa. La digestione è lunga e può durare anche 24 ore, anche durante le tante ore di riposo agevolando anche una sorta di scorta alimentare. Il taglio dell’erba è così preciso che sembra tosato, questa caratteristica impedisce che si sviluppino incendi.

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Comportamento

Ippopotamo

Durante il periodo degli accoppiamenti, il maschio sceglie la femmina fertile annusandola, dopo circa otto mesi di gestazione il piccolo nasce e pesa già circa 25-50 chilogrammi. Dopo poco tempo la madre ritorna nel gruppo con il piccolo che verrà svezzato in otto mesi. I parti avvengono ogni due anni, per questo le femmine vivono spesso in branco mentre i maschi vengono allontanati dagli esemplari dominanti. Il branco è composto da un esemplare leader e da una sorta di harem, dove gli altri maschi sono ammessi solo se si sottomettono. Le lotte tra maschi sono molto violente, per questo spesso gli esemplari meno feroci preferiscono vivere in gruppi più piccoli. Nuota e ama nuotare tantissimo, vive in acqua tutto il giorno ed esce solo di notte per cibarsi, per il resto del tempo dorme e riposa.

Curiosità

Il numero degli esemplari si è ridotto negli anni tanto da far rientrare l’ippopotamo nella lista degli animali a rischio estinzione, sia per la cementificazione che per il bracconaggio. Il suo è un ruolo molto importante perché con gli escrementi riesce a fertilizzare il terreno, spargendo il tutto con la corta coda. Per molte tribù è fonte di sostentamento e cibo, perché la sua carne è molto gradita ma, se affamato, può sconfinare insidiando le coltivazioni e risultando aggressivo. Alcuni barattoli con sassolini, appesi alla recinzione e mossi per avvisare del suo arrivo, possono favorirne una rapida fuga.

6 novembre 2018
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