L’ipotiroidismo è una condizione clinica di insufficienza tiroidea, che determina un deficit della produzione – e di conseguenza concentrazione in circolo – degli ormoni tiroidei triiodotironina (T3) e tetraiodotironina o tiroxina (T4).

I tre ormoni son coinvolti nella regolazione di praticamente tutti i processi metabolici dell’organismo, perciò un loro deficit si traduce in una riduzione generalizzata delle funzionalità metaboliche.

Vediamo quali sono gli ormoni tiroidei, in quali processi biologici intervengono e quali sono i consigli dietetici più adatti.

Gli ormoni tiroidei

La triiodotironina (T3) è l’ormone tiroideo che contiene 3 atomi di iodio ed è presente nel flusso sanguigno in una concentrazione di 80/180 nano-grammi per decilitro di sangue. La T3 interviene nella regolazione e nella stimolazione della gittata cardiaca e della velocità di contrazione del cuore. L’adeguata concentrazione nel sangue di questo ormone è necessaria per la normale funzionalità cardiaca.

La triiodotironina è indispensabile anche per il corretto sviluppo embrionale e, durante l’infanzia, della corteccia cerebrale e dei collegamenti neuronali. Questo ormone partecipa anche al regolare svolgimento del processo di ossificazione e di maturazione dell’epidermide. Inoltre, interviene nell’emopoiesi, ossia la formazione di maturazione e formazione di tutte le cellule del sangue.

La triiodotironina è indispensabile anche per il metabolismo dei lipidi e favorisce quanto la degradazione che la sintesi del colesterolo, in relazione alle richieste dell’organismo. Infine interviene nel mantenimento della temperatura corporea.

Anche la tiroxina (T4) interviene nello svolgimento di diverse funzioni biologiche, come: mantenimento della temperatura corporea, metabolismo dei lipidi e degli zuccheri, nella regolazione della forza e della frequenza cardiache e di molte funzioni cerebrali.

Vista la quantità di effetti biologigi è evidente come l’ipotiroidismo sia una condizione che interessa tutto l’organismo, ossia è una malattia sistemica.

L’ipotiroidmo è una condizione che viene definita, trattata e seguita dal medico endocrinologo che, oltre a controlli periodici, esami strumentali e terapia farmacologica, fornisce anche importanti consigli dietetici e di stile di vita che favoriscono il benessere del paziente.

La dieta per l’ipotiroidismo

La funzionalità della tiroide è garantita dal buono e regolare assorbimento dello iodio, tuttavia il suo scarso apporto non è l’unica causa di ipotiroidismo e questa considerazione è importante perché, in effetti, non esiste una dieta specifica e univoca per i pazienti che soffrono di questa malattia.

Quando la funzionalità della tiroide è ridotta a causa dello scarso apporto di iodio, è possibile che il medico suggerisca di aumentare il consumo, anche quotidiano, di alimenti che ne sono ricchi:

  • frutta e verdura;
  • mirtilli rossi freschi;
  • yogurt fresco al naturale e latte
  • soia e fagioli, soprattutto bianchi;
  • alghe
  • pesce, crostacei e molluschi;
  • carne bovina, suina e pollo;
  • formaggi vaccini stagionati;
  • uova
  • semi di lino;
  • miglio e tapioca.

Il sale marino iodato è certamente una fonte di iodio, tuttavia è più importante la necessità di ridurre l’apporto generale di sale per la buona prevenzione delle malattie cardiovascolari e del’aumento della pressione arteriosa.

In generale, seguire una dieta varia ed equilibrata basata sul modello della dieta mediterranea assicura un buon apporto di questo minerale. Indispensabile è mantenere elevato il consumo di frutta e verdura, soprattutto fresca, mangiandone almeno 5 porzioni al giorno.

Secondo i dati epidemiologici, la forma principale di ipotiroidismo è quella causa dalla carenza alimentare di iodio, tuttavia non è l’unica, perciò è indispensabile attenersi ai consigli del medico endocrinologo.

10 maggio 2016
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