Prima uscita pubblica, martedì, per “Energia Concorrente“. La nuova associazione di produttori di energia termoelettrica, alla quale aderiscono EGL, RePower, Sorgenia, GDF-Suez e Tirreno Power, si è costituita pochi mesi fa con l’uscita di queste aziende da AssoElettrica in risposta alla crisi del termoelettrico schiacciato dal fotovoltaico.

I “ribelli” di Energia Concorrente, in pratica, chiedono che si faccia qualcosa di serio per garantire la sopravvivenza del termoelettrico. E lo fanno presentando uno studio di REF-E incentrato sullo sviluppo della rete elettrica e dei sistemi di accumulo dell’energia. Secondo tale studio:

la migliore soluzione per risolvere le congestioni di rete e contestualmente evitare il taglio della produzione da fonti rinnovabili non programmabili è il potenziamento della rete di trasmissione.

Uno sviluppo, però, che dovrebbe procedere con delle priorità: prima i nodi più congestionati, dove c’è molta nuova produzione di energia rinnovabile che si aggiunge a quella “storica” da termoelettrico. Se vogliamo fare un paio di esempi: Sicilia e Puglia. Per quanto riguarda i sistemi di accumulo, invece, lo studio commissionato da Energia Concorrente ci va con i piedi di piombo:

Secondo l’analisi di REF-E, i possibili benefici della soluzione alternativa, ovvero la realizzazione di sistemi di accumulo diffuso mediante batterie, sono limitati dal punto di vista del contributo alla massimizzazione della produzione da rinnovabile immessa in rete mentre il contributo alla sicurezza è in ogni caso difficile da valutare. Lo studio suggerisce di limitare l’utilizzo dei sistemi di accumulo a dei progetti pilota al fine di consentire una piu’ esaustiva valutazione della loro efficacia

Massimo Orlandi, presidente della nuova associazione, precisa che è necessario potenziare la rete anche per favorire uno sviluppo “a costi accettabili” delle rinnovabili.

Dal punto di vista della comunicazione la prima uscita di Energia Concorrente è semplicemente perfetta: l’associazione riesce a far passare il proprio messaggio facendolo sembrare una verità tecnica. Sia chiaro: non c’è paese che abbia più bisogno di pesanti investimenti nelle reti elettriche dell’Italia, quel che dice Energia Concorrente è una sacrosanta verità.

In caso di congestione, però, il rischio vero (anzi, la prassi sino a oggi) è che vengano spente le centrali termoelettriche e non quelle rinnovabili. Tanto è vero che è il termoelettrico e non le rinnovabili a essere in crisi economica. Lo sblocco delle reti serve a non far chiudere le centrali a gas, non a impedire che vengano scollegati i parchi fotovoltaici o eolici.

Cosa che succede pure, in casi di estremo sovraccarico o di eccessivi sbalzi di frequenza e di tensione sulla rete, ma per quale motivo un’associazione del termoelettrico dovrebbe preoccuparsi delle perdite economiche dell’industria delle rinnovabili?

E, soprattutto, per quale motivo tale associazione continua ad affermare che sono eolico e fotovoltaico a far salire i costi delle bollette elettriche quando è ormai chiaro a tutti che gli operatori del termoelettrico tengono alto il prezzo dell’energia la sera per recuperare i mancati guadagni della mattina, quando il fotovoltaico produce più energia?

Sulla questione degli accumuli: sono molto costosi, è vero, ma permetterebbero di sfruttare una parte dell’energia elettrica prodotta dalle rinnovabili (soprattutto quella in eccesso nei nodi più congestionati) anche quando le rinnovabili sono ferme per mancanza di sole o vento. Energia che andrebbe a rosicchiare ulteriormente la quota restante al termoelettrico quando non tira vento o di notte. E, allora, di cosa stiamo parlando?

20 luglio 2012
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