Investimenti rinnovabili, Italia sesta in classifica ma 2012 incerto

Le fonti rinnovabili europee dovranno affrontare un 2012 all’insegna del rischio fallimento. Il generale calo dei finanziamenti statali, unito alla concorrenza sempre più serrata dei nuovi Paesi emergenti, Cina in testa, gettano un’ombra sul futuro dell’intero settore delle energie verdi. Sarà necessario per le imprese attrarre capitali, pena la progressiva scomparsa dal mercato.

Se le energie rinnovabili di un determinato Paese sono in grado o meno di attrarre contributi pubblici o privati lo indicano i Renewable energy country attractiveness indices, gli indici dei Paesi più attraenti per quanto riguarda gli investimenti nel settore delle fonti rinnovabili. A stilarlo è la Ernst & Young, che destina all’Italia un non troppo lusinghiero sesto posto (quinta posizione lo scorso anno, n.d.r.) dietro a Germania, India e Regno Unito.

Migliora, anche se non di molto, la classifica italiana se ristretta al comparto fotovoltaico: quarto posto per l’Italia nel segmento dell’energia solare. Al vertice delle classifiche la Cina, più volte accusata di concorrenza sleale da UE e USA. Proprio gli Stati Uniti sono indicati come il secondo Paese in termini di attrazione degli investimenti, posizione però soggetta a revisione qualora non fossero rinnovate le detrazioni fiscali per i progetti sulle rinnovabili a fine 2012.

A penalizzare l’Italia è ancora una volta un quadro normativo non ancora ben definito e il prospettato taglio agli incentivi nei prossimi anni. Quello della diminuzione di contributi statali alle rinnovabili sembra un problema comune all’area europea, in difficoltà anche per l’eccessiva complessità nell’ottenimento di crediti bancari. Questo mentre la Cina, che guida questa speciale classifica, rinsalda la sua posizione proprio puntando sul mercato interno delle energie pulite.


La soluzione che viene indicata da Ernst & Young come potenziamente salvifica del settore rinnovabili è una strategia che venga questa volta “dal basso”. Come indicano molti esempi in Germania e Danimarca, il potenziale degli impianti gestiti da piccole e medie comunità locali si appresta a soppiantare i grandi impianti nazionali:

In Germania e in Danimarca – si legge nel rapporto – un’alta percentuale dell’energia eolica installata viene da impianti di proprietà di comunità locali. Nel Regno Unito il fenomeno è in forte crescita e il Governo ha previsto riduzioni fiscali per i progetti comunitari. In Canada il programma Comunity Feed-In Tariff, rivolto a organizzazioni non profit, cooperative e municipalità, sta avendo un successo senza precedenti. Tutti segnali che la produzione di energia dal basso si sta avviando a sostituire gli impianti di grossa taglia delle grandi società.

Una nuova prospettiva di sviluppo per le energie rinnovabili, in grado potenzialmente di ridisegnare gli attuali equilibri del settore energetico verde:

È tempo che le rinnovabili si riconnettano con le loro radici comunitarie: se combinate con le smart grid, il potenziale è enorme.

14 marzo 2012
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