La Cina, nel 2011, ha superato gli Stati Uniti nella classifica dei paesi del G20 che hanno attratto i maggiori investimenti nel settore delle rinnovabili. Lo dice Pew Research nel suo ultimo report: “Who’s Winning the Clean Energy Race 2012″.

La ricerca si avvale della collaborazione di Bloomberg New Energy Finance ed è ristretta alle sole 20 maggiori economie mondiali. I dati presi in considerazione sono quelli 2012: investimenti, ricerca, performance di mercato.

La Cina ha attratto investimenti totali per 65,1 miliardi di dollari, il 20% in più del 2011 e il 30% del totale dei paesi G20. In confronto gli USA vantano investimenti per 35,6 miliardi (che erano 56,8 nel 2011) e si aggiudicano il secondo posto nella classifica di Pew.

Stabile la Germania, che scende da 31,3 milardi a 22,8 ma mantiene la terza posizione. Crolla l’Italia che dimezza gli investimenti e perde due posizioni.

Nel 2011 aveva totalizzato 30,1 miliardi di investimeni e la quarta posizione nel mondo, l’anno successivo solo 14,7 miliardi di dollari ed è sesta in classifica.

Ma se allarghiamo lo sguardo e usciamo dalle performance del singolo paese riusciamo a vedere un trend molto interessante.

Gli investimenti, pubblici e privati, nel fotovoltaico, nell’eolico, nelle altre rinnovabili e nell’efficienza energetica nei paesi del G20 sono diminuiti dell’11% nel 2012 rispetto al 2011.

Due anni fa ammontavano a 302 miliardi di dollari complessivi, l’anno scorso si sono fermati a 269 miliardi. Ma l’Asia, Cina e Giappone in testa, è cresciuta del 16% toccando i 101 miliardi nel 2012. Ed è stata l’unica a crescere.

Le rinnovabili, quindi, sono ancora un affare americano e, soprattutto, asiatico ma non più europeo. Il nostro continente ha perso definitivamente lo scettro passandolo all’Asia. Che corre, come al solito, con una velocità che il resto del mondo non riesce a sostenere.

Il secolo cinese è appena iniziato. E tra i suoi pilastri ha anche la green economy.

17 aprile 2013
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