Rinunciare agli investimenti nelle fonti fossili rappresenta una scelta sempre più redditizia. A rivelarlo è una recente analisi condotta dalla MSCI, società che gestisce gli indici azionari di oltre 6 mila fondi pensione e assicurativi di tutto il mondo.

Secondo i dati diffusi dalla compagnia negli ultimi cinque anni gli investitori che hanno ceduto le loro quote azionarie nelle fonti fossili hanno ottenuto ritorni economici maggiori rispetto agli investitori che le hanno mantenute.

Nello specifico, gli investitori che hanno rinunciato alle loro partecipazioni azionarie nelle società attive nel settore dei combustibili fossili hanno ottenuto un rendimento medio annuo del 13% dal 2010 a oggi.

Gli azionisti che hanno investito nei fossili si sono fermati invece a un rendimento annuo dell’11,8%. Le cifre diffuse dal rapporto parlano chiaro: se un importante istituto di beneficenza o una fondazione con un fondo di 100 milioni di sterline nel novembre del 2010 avesse ceduto le quote possedute nelle società che sfruttano le fonti fossili oggi potrebbe contare su 7 milioni di sterline in più. Mantenere le partecipazioni azionarie nelle società che sfruttano il carbone, il petrolio e il gas può dunque costare delle perdite notevoli agli azionisti.

L’analisi della MSCI rivela altri dati interessanti sull’andamento del mercato azionario globale. Dal 2010 a oggi i fondi di investimento che possedevano un portafoglio di azioni comprendente pacchetti delle aziende interessate alle fonti fossili hanno visto crescere il loro valore del 62,2%. I fondi d’investimento che non comprendevano tali quote hanno invece registrato un incremento superiore di diversi punti percentuale pari al 69,9%.

Questi dati sembrano contraddire l’opinione diffusa sull’impatto finanziario negativo della cessione del patrimonio azionario. I fondi senza azioni nelle compagnie fossili hanno ottenuto rendimenti maggiori a causa del brusco calo dei prezzi del petrolio iniziato nel giugno del 2014. Il prezzo delle azioni di grandi multinazionali del petrolio, come la BP e la Shell, si è abbassato.

Ciononostante, la MSCI rivela che la riduzione del prezzo del petrolio non è stato un fattore così determinante nel conseguimento di maggiori ritorni finanziari da parte dei fondi azionari senza partecipazioni nei colossi delle fonti fossili. Questi fondi hanno ottenuto rendimenti superiori per tutto il 2012 e il 2013, ben prima che il prezzo del petrolio iniziasse a scendere.

Matt Davis, direttore di Share Action, campagna di sensibilizzazione per investimenti responsabili, ha commentato i dati diffusi dalla MSCI, sottolineando come queste cifre vadano in contraddizione con le opinioni radicate di molti leader della finanza:

Gli esperti finanziari considerano saggio possedere quote di società di combustibili fossili nel portafoglio, al fine di ottenere buoni rendimenti, ma queste cifre fanno sorgere dei dubbi.

In verità, spiega Davis, la domanda di pacchetti azionari senza partecipazioni nel settore delle fonti fossili è in crescita e ai risparmiatori dovrebbe essere data la possibilità di acquistarli.

In Gran Bretagna molti istituti di risparmio hanno avviato studi sui rischi finanziari degli investimenti nel settore delle fonti fossili. La Standard Life, un fondo previdenziale che gestisce 250 miliardi di sterline per conto di cinque milioni di risparmiatori, ha scoperto che possedere quote azionarie dei colossi del carbone è uno dei rischi maggiori per gli investitori. In futuro queste società saranno le più colpite dai programmi di riduzione delle emissioni avviati per contrastare i cambiamenti climatici.

13 aprile 2015
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