L’intossicazione da funghi è una tossinfezione alimentare tutt’oggi piuttosto comune in Italia, soprattutto nei mesi in cui la raccolta di questi prodotti del bosco è più frequente. Solo al Centro Antiveleni di Milano si registrano circa 13.000 casi l’anno: un numero elevato, ma decisamente basso rispetto agli episodi che si verificano nell’intero Paese.

La maggior parte degli incidenti sono, per fortuna, di semplice soluzione. In alcuni pazienti, tuttavia, l’esito è fatale o comunque molto grave: sono nel decennio 1995-2011, sono stati 15 i pazienti che hanno subito danni irreparabili al fegato e sono stati sottoposti a trapianto. Il dato è però inferiore a quello dei decessi: nello stesso periodo, il Centro Antiveleni di Milano ha registrato 37 casi di avvelenamento letale. Poco diversi sono i dati della stessa struttura nel decennio dal 1994 al 2014. Sulla medesima linea sono anche quelli riportati dalla Regione Calabria tra il 2003 e il 2014: solo a causa dei funghi del genere amanita, si sono registrati 25 episodi d’intossicazione, di cui 5 letali e 3 che hanno condotto il paziente al trapianto di fegato. Avere un quadro complessivo di tutto lo Stivale, in relazione a ogni genere di fungo venoso, è difficile sia per la diversa diffusione sul territorio nazionale sia per la modalità di accesso dei pazienti alla cura – Pronto Soccorso o Centro Antiveleni – e alla competenza regionale nella registrazione dei dati.

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Tutti i casi di intossicazione da funghi si manifestano a seguito a:

  • ingestione di funghi tossici raccolti e non fatti controllare dal micologo professionista, scambiati per varietà commestibili;
  • consumo di funghi commestibili poco cotti o in modo sbagliato, come nel caso dell’Amanita vaginata o del Boletus luridus: specie comunque preferibilmente da evitare, in assenza di controllo e indicazioni specifiche da parte di un professionista;
  • ingestione di funghi allucinogeni.

Manifestazioni cliniche di intossicazione

Nella maggior parte dei casi, l’intossicazione si manifesta con sintomi gastrointestinali, ossia nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. Questi sintomi – come quelli di natura sistemica come sonnolenza, agitazione, disorientamento, tremori, difficoltà respiratoria e ipotensione – si possono manifestare in tempi brevi, cioè dopo 30 minuti dal pasto o anche 12-20 ore dopo.

Intossicazioni che si manifestano dopo poche ore

I funghi che danno sintomi di intossicazione dopo poche ore, e durano al massimo 24 ore, sono in genere quelli che causano:

  • la sindrome gastrointestinale: la più frequente tossinfezione, che si manifesta con vomito, diarrea e dolori addominali che scompaiono spontaneamente entro poche ore;
  • la sindrome panterinica: causata dai funghi del genere amanita, si manifesta con capogiri, euforia, tremori e stato confusionale;
  • la sindrome muscarinica: causata da Amanita Muscaria e da alcuni funghi del genere Clitocybe e Inocybe, si presenta con cefalea, dolori addominali, ipersalivazione, intensa sudorazione, lacrimazione e tremori.

Intossicazioni che si manifestano anche dopo molte ore

Le intossicazioni da funghi che danno sintomi evidenti dopo molto dall’ingestione, anche 12-20 ore, sono in genere le più gravi e sono più spesso associate al decesso del paziente. Tra queste:

  • la sindrome falloidea: causata soprattutto dalla temuta Amanita phalloides, si manifesta con vomito, diarrea e squilibri dati dagli irreparabili danni al fegato;
  • la sindrome orellanica: causata principalmente dal Cortinarius orellanus e speciosissimus, che origina anche dopo 36 ore con dolori muscolari, cefalea, brividi ed altri sintomi associati a grave insufficienza renale.

Che cosa fare

In caso di sintomi più o meno gravi che insorgono dopo aver ingerito funghi, è necessario rivolgersi immediatamente al Pronto Soccorso, riferendo come e quando si è mangiato l’esemplare sospetto e, se possibile, portarne un campione per favorire la diagnosi.

Per tutti gli avvelenamenti da funghi, la terapia si basa sul controllo dei sintomi e, eventualmente, il medico potrà decidere per una lavanda gastrica per eliminare i residui del pasto o per la somministrazione di carbone vegetale. La terapia di supporto vitale viene adottata nei casi di avvelenamento più grave, con compromissione del fegato e dei reni.

30 ottobre 2017
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