L’intolleranza al fruttosio è un problema che, oltre a insorgere spontaneamente come molte forme di intolleranza alimentare, potrebbe anche essere di origine ereditaria: i dati dimostrano che è affetto da questo disturbo circa 1 individuo ogni 20.000.

Il fruttosio è lo zucchero presente nella frutta, nella verdura e in tutti gli alimenti lavorati che contengono questi ingredienti: yogurt, dadi, succhi, pasta fresca ripiena e molti altri. Come se non bastasse lo zucchero comune, il saccarosio, è costituito dal punto di vista chimico da una molecola di glucosio legata proprio a una di fruttosio. A questo punto è evidente come si tratti di un’intolleranza particolarmente complicata da gestire, a meno che non si cucini praticamente tutto con le proprie mani.

I fruttosemici, così si chiamano i pazienti che non sopportano questo zucchero, hanno un difetto nella produzione dell’enzima che serve per metabolizzarlo. Trattandosi dunque di un’intolleranza enzimatica, si possono spesso osservare sintomi già nella primissima infanzia, addirittura dallo svezzamento. Quanto prima si manifestano i sintomi, tanto più sensibile è il soggetto, perciò è anche probabile che la reazione sia davvero grave.

Le manifestazioni dovrebbero indurre il paziente a rivolgersi al medico che, prima con la dieta a esclusione e in seguito con dei test specifici, verificherà l’intolleranza e prescriverà le giuste indicazioni per la dieta.

Sintomi

L’intolleranza al fruttosio si manifesta a seguito dell’assunzione di questo zucchero, ma non in tutti in modo uguale poiché ogni individuo ha una differente soglia di tolleranza. Nel bambino i sintomi sono per lo più di natura gastrointestinale: vomito e diarrea, in genere, sono i più comuni. In forma grave e molto marcata queste condizioni possono condurre alla disidratazione che, proprio nei più piccoli, è particolarmente pericolosa. Trascurare i segnali porta il bimbo all’inappetenza e al rallentamento del ritmo di crescita. Nell’adulto oltre a questi segnali, si potrebbe osservare anche ingrossamento del fegato o, nei casi più trascurati, danni renali.

Diagnosi

Esami del sangue

Esami del sangue Pixabay

Quando i primi segni si hanno nel corso dello svezzamento, è il pediatra a consigliare la dieta a esclusione, poiché ha sempre sotto controllo la tabella di introduzione degli alimenti. In seguito, potrà confermare la diagnosi con un prelievo di sangue per l’analisi del DNA, così da evidenziare eventuali mutazioni dell’enzima aldolasi. Il test si fa negli ambulatori ospedalieri di Medicina di Laboratorio e viene direttamente prescritto dal medico curante.

In età adulta è più complicato correlare l’assunzione di fruttosio con l’insorgenza dei sintomi. Il paziente di solito si rivolge al medico per “stanchezza generale” e pallore innaturale. L’esame fisico evidenzia l’ingrossamento di fegato e milza: sono sintomi aspecifici, pertanto il medico deve ricostruire attentamente la storia clinica dei sintomi anche per escludere altre malattie. La dieta a esclusione rimane un importante passaggio per la diagnosi e, di solito, a far sospettare del fruttosio è una variazione dell’alimentazione di base: per qualche motivo il paziente ha aumentato il consumo di frutta e verdura, o di alimenti anche confezionati, che contengono appunto fruttosio.

I test a conferma della diagnosi sono:

  • Test di tolleranza al fruttosio: in ospedale e sotto controllo medico, al paziente si somministra fruttosio per via endovenosa per poi monitorare i livelli di glucosio e fruttosio nel sangue;
  • Analisi dell’enzima frutto-aldolasi, su un campione di tessuto epatico prelevato con una biopsia;
  • Il test del DNA, su un campione di sangue alla ricerca delle più comuni mutazioni dell’aldolasi.

Dieta per l’intolleranza al fruttosio

Cereali

Variety of edible seeds with ripe ears of wheat includomg whole and dehusked sunflower, sesame, poppy, linseed, pulses and legumes via Shutterstock

La dieta dovrebbe escludere tutti quei cibi che possono causare una reazione avversa perché contengono naturalmente, o come additivo, il fruttosio o una sua fonte:

  • carne, uova e pesce sono cibi sicuri, così come il formaggio fresco o stagionato, tutti i legumi secchi e i cereali.

La questione frutta e verdura è la più delicata: senza questi alimenti la fibra alimentare della dieta diventa carente, così come l’apporto di vitamine e sali minerali. Per questo motivo in alcuni casi il medico deve prescrivere un’adeguata integrazione.

12 settembre 2014
I vostri commenti
Silvia , giovedì 10 dicembre 2015 alle21:48 ha scritto: rispondi »

Buongiorno, cortesemente potete indicarmi il nome esatto del test genetico per l'intolleranza al fruttosio? Grazie.

Monica, giovedì 30 aprile 2015 alle19:26 ha scritto: rispondi »

Grazie ho trovato questa pagina a me importante essendo intollerante al fruttosio, praticamente non mangio più nulla .....appena nata ( 1951 ) ho avuto problemi e sono stata diagnosticata come intollerante al lattosio !! x anni ed anni sono cresciuta senza latte ne formaggi poi un bel giorno del 2000 in un ospedale, dato che i dolori addominali erano in aumento dolorosi e scariche diarroiche pesavo 37 kg..... una intuizione di un bravo medico mi fece fare il test......risultai positiva, ok incominciai ad imparare ha bere il latte e mangiare formaggi.......ma sono talmente fortunata che ho un medico che non mi sa mai dire nulla ,io l'ho invito ha farmi fare esami x tenere sotto controllo il fegato ecc..... e gli chiedo anche degli integratori x chè mi sento ......che ne ho bisogno ma nulla io cerco e cerco sempre vi ho trovati....... che cosa potrei prendere come integratore ? il latte di soia posso berlo ? Aloe vera potri prenderlo ? ( soffro di colon irritabile stati di ansia reflusso gastrico fibromalgica ) insomma vivo male ......potete aiutarmi e consigliarmi x cortesia ? grazie Monica

Francesca Antonucci, giovedì 18 settembre 2014 alle10:53 ha scritto: rispondi »

Enrico buongiorno, concordo con te in merito al fatto che quanto contenuto come additivo negli alimenti acquistati pronti possa non essere di origine naturale ma di sintesi. E di sicuro il largo uso di alcune sostanze come additivi che sta rendendo più frequenti alcune intolleranze. E questo può anche essere il caso del fruttosio. Ma nel caso di un difetto genetico o comunque in generale l'assunzione anche del "fruttosio naturale" andrebbe limitata.

Enrico, venerdì 12 settembre 2014 alle21:06 ha scritto: rispondi »

Sono più di venti anni che vendo prodotti biologici, e dal mio punto vendita ho da molto tempo bandito il fruttosio. Motivo? Perché è un prodotto ottenuto chimicamente convertendo il glucosio presente nell'amido di mais. Molti studi scientifici mettono in guardia il consumatore sul facile utilizzo del fruttosio che presenterebbe più di qualche rischio. Oltretutto la pubblicità è ingannevole in quanto il consumatore è convinto che sia derivato dalla frutta. La frutta sana, normalmente non crea intolleranze, quindi il problema non è del fruttosio assunto con i vegetali, ma in quello chimico. Grazie per lo spazio, Enrico

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