Intervista a Marco Bersani: referendum da vincere

Marco Bersani è una delle figure più autorevoli sia all’interno del dibattito anti-nuclearista, sia in quello dell’acqua bene comune. Socio fondatore di Attac Italia è anche autore di diversi libri e interventi su entrambi gli argomenti. Proprio per questo motivo, a pochi mesi dai due referendum che decideranno le sorti del nucleare e dell’acqua pubblica in Italia, abbiamo deciso di fargli alcune domande.

Iniziamo con una domanda di rito. La tua associazione, Attac Italia, è parte di un movimento internazionale di “autoeducazione popolare orientata all’azione”. Cosa è esattamente Attac e che attività svolge in Italia e nel mondo?

Attac Italia è una rete internazionale, presente in più di 40 Paesi, di critica radicale delle politiche liberiste e del pensiero unico del mercato, che comportano la consegna dell’intera vita delle persone nelle mani dei grandi capitali finanziari. A questo contrapponiamo un altro modello sociale basato sulla riappropriazione collettiva dei beni comuni, su una produzione finalizzata a soddisfare i bisogni sociali e ambientali e sulla partecipazione diretta e attiva delle cittadine e dei cittadini alle decisioni politiche.

La prossima domanda prende spunto dal titolo di uno dei tuoi libri: “Nucleare, se lo conosci lo eviti“. Perché dovremmo “evitare” il nucleare?

Basterebbe quanto di drammatico sta succedendo in Giappone per rispondere a questa domanda. Ma diciamolo per punti:

  1. Il nucleare è una tecnologia obsoleta, che dopo più di 60 anni ancora non ha risposto a nessuno dei rischi che lo accompagnano;
  2. Il nucleare è costosissimo dal punto di vista economico e servirebbe a produrre solo una minima parte dell’energia necessaria;
  3. L’uranio su cui si basa l’energia nucleare è in via di esaurimento tanto quanto i combustibili fossili;
  4. Anche dal punto di vista delle emissioni di CO2, la filiera nucleare è paragonabile a quella del gas;
  5. Il legame tra nucleare “civile” e nucleare militare è inscindibile; anzi, il primo è figlio legittimo e riconosciuto del secondo;
  6. Il nucleare è intrinsecamente pericoloso e contamina le persone e l’ambiente anche nel suo normale funzionamento;
  7. Il problema delle scorie prodotte dalla tecnologia nucleare è un problema insuperato e per ora insuperabile, che graverà su molte generazioni future;
  8. Il nucleare comporta un modello di energia autoritario, militarizzato e concentrato nelle mani dei poteri forti; il contrario di un modello pulito, territoriale, democratico che può essere avviato con lo sviluppo delle energie rinnovabili;

Abbiamo recentemente intervistato Paolo Cacciari. Secondo te il futuro è la “decrescita” energetica?

Occorre avere chiaro che la diseguaglianza sociale nel pianeta comporterà il fatto che una parte del mondo, per soddisfare il proprio diritto a migliorare la qualità della propria vita, dovrà per forza produrre più energia; sarà quindi la parte più ricca del pianeta a dover ridurre drasticamente i propri consumi energetici.

Ma per fare questo occorre modificare radicalmente i processi di produzione, il cui ciclo deve essere rimesso in mano alle decisioni collettive al livello più decentrato possibile.

Che ne pensi del referendum sul nucleare? Condividi le critiche che sono state mosse nei primissimi momenti all’Italia dei Valori, “colpevole” di non aver seguito un iter dal basso?

L’Italia dei Valori ha preferito muoversi agitando temi per pura visibilità di partito. Addirittura, per quanto riguarda l’acqua, ha presentato un quesito alternativo a quelli dei movimenti per l’acqua (poi sonoramente bocciato dalla Corte Costituzionale). Inoltre cerca di presentare i referendum come un plebiscito contro Berlusconi, come se le politiche liberiste di questi ultimi decenni fossero riconducibili al classico schema politicista destra/sinistra. Io penso invece che, dall’acqua al nucleare, quello che si è messo in moto è un percorso di riappropriazione sociale dei beni comuni dal basso. Di conseguenza, anche se avrei preferito arrivare al referendum sul nucleare dopo la costruzione di un forte movimento -così come è stato per l’acqua- oggi credo che anche il referendum contro il nucleare vada vinto con una fortissima partecipazione popolare.

Il disastro di Fukushima. Qualunque siano le conseguenze (speriamo vada tutto per il meglio) questo incidente ha dimostrato qualcosa al mondo? E soprattutto, si poteva evitare?

Il disastro di Fukushima è uno dei più tragici eventi della già travagliatissima storia del nucleare. Ancora una volta ha fatto emergere, oltre alla constatazione dell’intrinseca insicurezza degli impianti nucleari, la commistione fra gestione autoritaria dei processi energetici e mancanza di controllo democratico e popolare. Fukushima è la pietra tombale dell’energia nucleare, ma perché lo sia definitivamente occorre una grande, diffusa e internazionale mobilitazione popolare, in grado di battere i poteri forti e le lobbies che, a dispetto di tutto e di tutti, vorrebbero ancora una volta passare oltre.

Un altro tuo libro s’intitola Acqua in movimento. Qual è la tua opinione sul sistema di diffusione idrica nazionale? Mi riferisco ovviamente agli acquedotti gestiti pubblicamente/privatamente, ma anche alla cultura dell’acqua da bere acquistata al supermercato.

In Italia, ormai da quasi un decennio si è sviluppato un forte movimento per l’acqua, di grande e reticolare diffusione territoriale, ma nel contempo capace di aprire una fortissima vertenza nazionale, prima attraverso la presentazione di una proposta di legge d’iniziativa popolare (oltre 400.000 firme raccolte) e ora con la campagna referendaria (con oltre 1,4 milioni di firme raccolte). Sono firme contro la mercificazione del bene comune acqua e contro la privatizzazione della gestione del servizio idrico integrato che, in forme diverse, è stata realizzata da oltre quindici anni in tutti i territori attraverso le SpA I risultati sono sotto gli occhi di tutti: tariffe aumentate di oltre il 60%, investimenti crollati del 66%, consumi di acqua alle stelle. È una direzione che va immediatamente interrotta, sottraendo la gestione del servizio idrico integrato alle logiche del mercato e del profitto, riconsegnando il bene comune acqua alle comunità locali e alla loro gestione partecipativa. Questo è anche l’unico antidoto all’esponenziale crescita dei consumi da acqua imbottigliata, che rappresenta il vero paradosso di quest’epoca.

Un’ultima domanda: Acqua bene comune, un movimento dal basso capace di raccogliere un milione e mezzo di firme: che esperienza è stata? Cosa ha significato per la società civile italiana?

L’esperienza dei movimenti per l’acqua rappresenta il movimento più avanzato oggi presente nel nostro Paese. Perché è riuscito a coniugare il grande radicamento territoriale con la capacità di incidere sull’agenda politica del Paese; perché ha costruito la più ampia coalizione sociale dal basso degli ultimi decenni; perché è stata capace di mettere insieme protesta e proposta; perché ha costruito un movimento socialmente autonomo e in grado di autorappresentarsi senza ricorrere alla delega tipica della democrazia rappresentativa. Nel contempo, il movimento per l’acqua è un grande laboratorio di democrazia partecipativa, che fa del metodo del consenso e dell’inclusione i propri cardini di azione: ed è forse anche per questo che esiste ed è in continua espansione da quasi un decennio. E che oggi, attraverso la vittoria referendaria, può determinare la prima vera sconfitta delle politiche liberiste dopo oltre due decenni.

24 marzo 2011
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I vostri commenti
alessio di benedetto, sabato 26 marzo 2011 alle17:08 ha scritto: rispondi »

Oggi, esattamente come nel secolo scorso, non esiste sicurezza assoluta per nessun tipo di centrale atomica ed è bene che i cittadini italiani sappiano, in vista del referendum al quale sono chiamati a votare, che le centrali che il Governo vorrebbe costruire nel Paese, utilizzeranno la tecnologia del reattore francese EPR, per il quale le Agenzie per la sicurezza nucleare di Francia, Finlandia e Gran Bretagna avevano individuato (nel 2009) problemi nel progetto del sistema di sicurezza”. IN PARTICOLARE IN ITALIA, TRA TANGENTI AI POLITICI E AI MAFIOSI, IL NOCCIOLO RADIOATTIVO SARA' PROTETTO DA UNA MONTAGNA DI SABBIA COME LE CASE ANTISISMICHE A L'AQUILA. E boom, scoppieranno tutte e 13 contemporaneamente. Ognuna di esse avrà un potere distruttivo dieci volte superiore alle bombe amerikane su Hiroshima e Nagasaki. IL 12 E 13 GIUGNO NON ANDIAMO AL MARE MA A VOTARE SI CONTRO IL NUCLEARE, ALTRIMENTI IL MARE CE LO POTREMO SCORDARE E LA NOSTRA ESISTENZA ANCHE. http://alessiodibenedetto.jimdo.com/novita-2010/

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