Internet sostenibile obiettivo più vicino grazie a realtà come Apple, Facebook e Google. A sostenerlo nel rapporto “Clicking Clean: A Guide to Building the Green Internet” è Greenpeace, che sottolinea come invece vi siano altri big della Rete come Amazon che mancano della necessaria chiarezza e trasparenza.

Alcune delle principali compagnie impegnate nel settore della comunicazione via Internet stanno orientando le proprie attività verso sistemi di alimentazione basati sulle energie rinnovabili. Un percorso che vede però uno dei principali ostacoli nella resistenza opposta da altre compagnie, come ha sottolineato Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia:

Per alimentare Internet, le compagnie hi-tech si stanno orientando verso la scelta più intelligente: le fonti rinnovabili. Si scontrano però con la resistenza di alcune compagnie che operano in regime di monopolio in luoghi chiave per questo settore, come Taiwan o la Virginia e la North Carolina negli Stati Uniti, e che si rifiutano di passare a fonti energetiche come il solare e l’eolico. Affinché Internet diventi meno inquinante, le grandi compagnie devono coalizzarsi per spingere le utilities e le istituzioni a fornire loro energia 100 per cento rinnovabile.

Nel mirino di Greenpeace soprattutto Amazon e la scarsa trasparenza fornita in relazione ad Amazon Web Services (AWS). La compagnia risulterebbe inoltre aver mancato ad alcune delle promesse fatte negli scorsi mesi, in merito a un maggiore utilizzo di energie pulite, privilegiando lo sviluppo delle proprie attività in aree, come la Virginia, solo in minima parte servite da fonti rinnovabili (circa il 2%).

Il mix energetico di Amazon prevederebbe al momento, prosegue Greenpeace, appena il 23% di energia da fonti rinnovabili. Questo nonostante la compagnia si sia impegnata nei mesi scorsi a raggiungere quota 100%. Come ha spiegato Iacoboni:

Amazon deve fornire più informazioni sull’impronta energetica dei suoi data center, chiarendo come intende raggiungere l’obiettivo 100 per cento rinnovabili. La rapida espansione di Amazon in Virginia, uno Stato fortemente dipendente dal carbone, dovrebbe preoccupare i suoi clienti.

La stessa Greenpeace Italia, che aveva mantenuto un contratto con Amazon Web Services fidandosi delle promesse di cambiamento fatte dal colosso americano, ora sta valutando di cambiare fornitore. Altrettanto sarebbe auspicabile che facessero giganti del web come Netflix o Pinterest, totalmente dipendenti da Amazon per le loro attività online.

A guidare invece il gruppo delle compagnie più virtuose è la Apple, con forti investimenti nelle energie rinnovabili e obiettivi ambiziosi in merito all’alimentazione 100% rinnovabili dei propri data center. A questi si aggiungono anche le recenti iniziative a tutela di patrimoni forestali negli Stati Uniti e in Cina per la produzione di imballaggi sostenibili. Inoltre la compagnia di Cupertino sembra essere in grado anche per il prossimo anno di alimentare soltanto con fonti pulite il proprio cloud.

Seguono la Mela morsicata altri big come Yahoo, Facebook e Google, che vantano percentuali di energia da fonti rinnovabili pari rispettivamente al 73%, al 49% e al 46%. A tutte le compagnie impegnate nel settore Internet Greenpeace chiede infine la sottoscrizione di un impegno a lungo termine, che vincoli le aziende a una politica di trasparenza riguardo i consumi energetici e permetta il monitoraggio da parte di clienti e investitori in merito ai progressi fatti.

13 maggio 2015
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