Insetti geneticamente modificati al posto degli OGM

Gli OGM sono da tempo al centro di furenti polemiche: i consumatori non si fidano di sementi, piante, frutta e verdura modificati in laboratorio per resistere ai parassiti o a condizioni di crescita sfavorevoli, con il risultato che l’opinione pubblica da tempo ne richiede l’abbandono. Degli effettivi rischi per la salute dell’uomo se ne discute da tempo, con ricerche dai risultati sia pro che a sfavore l’impiego degli OGM in agricoltura. Nel frattempo, però, il problema potrebbe essere risolto alla base non variando la genetica dei vegetali destinati all’alimentazione, bensì intervenendo direttamente sui parassiti.

È quanto propone la società inglese Oxitec, con il suo progetto di modificare geneticamente gli insetti anziché i semi di verdura e frutta. Un’idea che, sebbene sulla carta risulti decisamente allettante, ha già sollevato mille dubbi per possibili effetti collaterali pari, se non superiori, a quelli supposti per i vegetali OGM.

La teoria dello studio Oxitec è di semplice comprensione: modificare il codice genetico degli insetti dannosi all’agricoltura in modo che i parassiti non raggiungano mai l’età adulta. Degli esemplari modificati maschi verrebbero rilasciati in un campo affinché si accoppino con le femmine già disponibili in natura. Così facendo, la prole erediterebbe un gene killer che impedisce alle larve di svilupparsi, per uno sterminio progressivo di tutti i parassiti dannosi alle coltivazioni. E pare sia già stato individuato il primo insetto utile alla sperimentazione: la Plutella Xylostella, un lepidottero ubiquitario che si nutre proprio delle foglie dei vegetali destinati all’alimentazione umana.

Sebbene dei test preliminari siano già stati condotti in Brasile, Malesia e sulle Isole Cayman per contenere la piaga della febbre Dengue causata dalle zanzare, la pubblicazione del progetto sulle pagine del Daily Mail ha sollevato un gran polverone sia all’interno dell’ambiente scientifico che sulla Rete, dove però hanno avuto meglio le cosiddette “teorie del complotto” che poco spazio lasciano a una dissertazione propositiva. A pesare su Oxitec proprio gli esperimenti in Malesia sulla zanzara Aedes Aegypti: secondo Nature, 3.3 milioni di esemplari sarebbero stati rilasciati in un’area disabitata senza preventivamente avvertire le autorità preposte, sebbene l’azienda fosse già in possesso di tutte le autorizzazioni per farlo. Un impiccio burocratico, a conti fatti, che la Rete ha però bollato come frutto di una non ben definita cospirazione.

Rimanendo in ambito scientifico, per gli esperti sono molte le questioni aperte, così come sottolinea Helen Wallace di GeneWatch UK. Innanzitutto, non sembrerebbero essere stati tenuti in debito conto i possibili danni all’ecosistema: modificare una specie esistente potrebbe avere effetti imprevedibili in natura, perché i parassiti dei campi sono anche alla base della catena alimentare di altri insetti e animali. Inoltre, del materiale geneticamente modificato potrebbe comunque entrare in contatto con l’uomo: le larve OGM potrebbero finire nei corsi d’acqua, tracce biologiche come feci potrebbero persistere su frutta e verdura e non si hanno studi sufficienti per capire se una modifica genetica sull’insetto possa, in futuro, essere veicolo per conseguenze funeste per salute umana. E anche qualora l’assenza di effetti collaterali sull’uomo fosse appurata, rimarrebbe comunque un problema di non poco conto: l’eliminazione di una famiglia di parassiti porterebbe alla crescita indiscriminata di altri gruppi, con la conseguenza di dover virtualmente sottoporre tutti gli insetti a una mutazione genetica in laboratorio.

Cosa realmente accadrà non è dato ancora sapere: il progetto è solamente agli stati embrionali e non è detto che giunga effettivamente a compimento, quindi qualsiasi considerazione ricade nell’ambito del “se” e del “forse”. Inoltre, prima di tradursi in una pratica reale saranno gli organismi internazionali a doversi pronunciare, come la European Food Safety Authority (EFSA).

, Fast.Co.Exist, GeneWatch (PDF)

11 novembre 2012
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