Per sfamare una popolazione di 9 miliardi di persone entro il 2050 bisognerà ricorrere a fonti di proteine alternative come gli insetti. Consumare altro suolo e risorse idriche per gli allevamenti di bestiame e le coltivazioni di foraggio sarebbe economicamente insostenibile e accelererebbe il riscaldamento globale. Lo sostengono da tempo la FAO, il CNR e diversi istituti di ricerca europei. Un’ulteriore conferma sulla necessità di inserire gli insetti nella dieta arriva dal WRAP, l’agenzia governativa britannica istituita per combattere lo spreco di risorse.

Il panel di esperti non usa mezzi termini: gli insetti nei prossimi anni dovranno entrare nelle diete occidentali perché il consumo di suolo e di energia legato alla filiera della carne diverrà sempre più insostenibile per le economie dei Paesi sviluppati.

La sfida principale secondo il Waste and Resources Action Programme sarà superare la diffidenza dei consumatori occidentali, ancora restii a consumare insetti come alternativa ecologica alla carne. Nei prossimi 10 anni bisognerà mettere in atto strategie comunicative e di marketing più incisive per vincere la reticenza dei consumatori e avviare una rivoluzione delle abitudini alimentari.

Il WRAP cita la diffusione del sushi nelle diete occidentali avvenuta nel 2000. Similmente a quanto avvenuto con il consumo di pesce crudo gli occidentali dovranno vincere la diffidenza contro gli insetti.

Secondo le stime degli esperti nei prossimi anni gli insetti inizieranno a diffondersi in Occidente, ma l’integrazione nella dieta sarà limitata. La richiesta di carne invece continuerà ad aumentare con effetti drammatici sull’ambiente. Come ha sottolineato Richard Swannell, a capo della ricerca sui modelli alimentari più sostenibili:

Siamo in pericolo: entro il 2020 i terreni agricoli saranno al collasso. Abbiamo il dovere di trovare fonti alternative di proteine che riducano il consumo di suolo e i cambiamenti nella destinazione d’uso del territorio.

Gli esperti britannici consigliano di promuovere anche il consumo di alghe perché garantiscono un apporto di proteine del 65-90%. Anche la carne realizzata in laboratorio potrebbe rappresentare un’alternativa più sostenibile perché comporta il 99% di consumo di suolo in meno e genera una percentuale di emissioni di gas serra inferiore del 96% rispetto agli allevamenti di bestiame.

Il report del WRAP arriva a pochi giorni dalla pubblicazione di uno studio del Luke, l’istituto per le risorse naturali finlandese, giunto a conclusioni simili. Il governo finlandese finanzierà la ricerca di fonti proteiche alternative per ridurre la dipendenza dall’importazione di foraggi per il bestiame a base di soia dal Brasile.

6 novembre 2015
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I vostri commenti
Giulio Mario Palenzona, domenica 8 novembre 2015 alle11:14 ha scritto: rispondi »

Scusate se me la rido sotto i baffi ... ... sono vegano da tanto tempo :-)

Mario, sabato 7 novembre 2015 alle14:37 ha scritto: rispondi »

Preferisco una bella fiorentina grazie

Silvano Ghezzo, venerdì 6 novembre 2015 alle20:07 ha scritto: rispondi »

Chissà se codesto "Panel di esperti" darà il buon esempio e cominceranno loro a mangiarli, personalmente ho qualche dubbio, mi sovviene una vecchia "battuta" : "Vai avanti tu che mi vien da ridere" .

mexsilvio, venerdì 6 novembre 2015 alle19:49 ha scritto: rispondi »

Alternativa demenziale ..?? Una mucca peso vivo circa 450 Kg. una cavalletta g. 2 se si ammala o c'e' una epidemia di mucche si parla di contenere e distruggere 100 , 1000 mucche , se la stessa cosa accade all'allevamento di insetti si parla di contenere milioni di insetti e basta che ne sfugge una che si rischia una catastrofe ...???? tutto da meditare e bene ..????

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