Inquinamento: schiuma bianca nel fiume Sacco, è allarme ambientale

Una schiuma bianca sempre più fitta scorre sul fiume Sacco, un gravissimo danno ambientale. Continuano a preoccupare le condizione del fiume nel Lazio dopo che le analisi sui campioni di acqua prelevata hanno rilevato l’elevata presenza di tensioattivi come detergenti, vernici ed emulsionanti.

Il picco di inquinamento delle acque coperte da una coltre di schiuma bianca si è registrato lo scorso fine settimana quando il letto del fiume era coperto da un manto bianco maleodorante. La massa di detersivo probabilmente industriale deriva dallo smaltimento illecito di prodotti altamente nocivi sia per l’ambiente che per l’uomo. Legambiente Lazio con il presidente Roberto Scacchi dice:

Le immagini che continuano ad arrivare non lasciano dubbi sulla portata sempre più grave di un disastro per l’ecosistema fluviale di tutto il basso Lazio. Chiediamo una task-force delle forze dell’ordine per un’azione di controllo e repressione degli scarichi illegali e presidio del fiume.

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Dopo la denuncia della scorsa settimana da parte dei cittadini di Ceccano, nel cuore della Valle del fiume Sacco sono continuati giornalmente gli episodi di schiuma fitta sull’asta fluviale. La schiuma potrebbe essere solo il fenomeno evidente del disastro ambientale che si sta perpetrando in un bacino idrogeologico che coinvolge mezzo Lazio.

Il Fiume Sacco oltre a ricevere affluenti come l’Alabro, si immette nel corso del Fiume Liri che poi arriva nel Garigliano, fiume che solca il confine tra Lazio e Campania e sfocia nel Mar Tirreno a Minturno: tutto ciò fa, del bacino idrografico Sacco-Liri-Garigliano, il secondo del Lazio sulle Province di Roma, Frosinone e Latina, un territorio tutto potenzialmente interessato dai fattori inquinanti che arrivano dall’area della Valle delle Sacco.

Sono tanti i colpevoli dello stato di inquinamento del fiume Sacco, da alcuni operatori industriali a enti che non hanno vigilato, e così la procura di Frosinone ha aperto un fascicolo contro ignoti per “disastro ambientale plurimo”.

4 dicembre 2018
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